SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Aveva ragione l’assessore Urbinati a risentirsi con il Governo per le mancate decisioni prese sul prossimo fermo biologico dal ministero dell’agricoltura e della pesca, alla vigilia dell’estate, nonostante per mesi siano stati inviati al ministero stesso appelli e documentazioni anche scientifiche per addivenire ad un nuovo piano di gestione della pesca con l’obiettivo di sostituire il vecchio provvedimento, scientificamente etichettato come inutile, cosi come anche da sempre sostiene Confcommercio”. A parlare è il presidente della stessa Confcommercio Fausto Calabresi che, solidale con l’intera marineria locale, esprime una profonda delusione poiché a quanto pare, ci si ritroverà nuovamente di fronte ad un provvedimento fotocopia e cioè alla soluzione più deleteria che ha caratterizzato almeno gli ultimi trent’anni, con lo stop appunto alla pesca nel pieno della stagione estiva.

“Se così è come pare – aggiunge Calabresi – avremo in questo periodo di profonda crisi dei consumi ulteriori ripercussioni negative, non solo per l’economia portuale, ma anche per quelle dei commercianti in pesce e dei ristoratori specializzati, nonché dell’immagine turistica in generale dell’intera Riviera delle Palme, legata anche alla qualità della propria enogastronomia.”

Già dallo scorso mese di marzo Confcommercio aveva inviato un accorato appello al sindaco di San Benedetto Giovanni Gaspari e allo stesso assessore Urbinati per promuovere un fronte comune di tutta la filiera della pesca Picena, al fine di scongiurare o quanto meno delimitare il fermo, nel clou della stagione turistica, addivenendo ad una seria rimodulazione del provvedimento, nell’obiettiva convinzione che un disposto di tal fatta, che si ripropone ormai da troppi anni, più che biologico, può essere definito solo politico.

“Certamente – continua Calabresi – per tutto il periodo di alta stagione e nel mese di agosto, il pesce fresco non mancherà, come non è mai mancato in passato, nei ristoranti della Riviera e senza alcuna impennata dei prezzi, sebbene i ristoratori dovranno ammortizzare un consequenziale realistico calo della domanda. Nel periodo di maggiore richiesta, gli operatori non hanno la possibilità di proporre e valorizzare il pescato locale, essendo obbligati a doversi rifornire altrove e risentendo ancor più della crisi economica in atto.”

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