SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I motivi per essere pessimisti erano assai fondati. Il Governo ha respinto le proposte innovative messe in campo dalle associazioni di categoria e dalla marineria in merito al delicato tema del fermo pesca.

Il periodo di sospensione non muterebbe rispetto al 2013, quando la pausa si estese dal 27 luglio al 5 settembre. Il Ministero avrebbe condiviso le osservazioni, pur non prendendole in considerazione, in quanto per attuarle occorrerebbe un nuovo piano di gestione. Impossibile, visti i tempi ristretti; quindi molto più semplice prorogare norma che già c’è.

I pescatori sono imbufaliti, mentre l’amministrazione comunale spera almeno che vada in porto il piano d’emergenza, con lo slittamento dello stop da dopo ferragosto fino agli ultimi giorni di settembre. “Il male minore – ribadisce l’assessore Urbinati – che metterebbe una pezza ad un provvedimento che danneggia l’immagine di San Benedetto e la sua economia”.

Gli addetti ai lavori denunciano il pericolo di spalancare le porte a prodotti surgelati e d’importazione. Il rammarico è poi per le alternative mai prese in considerazione. Una riguardava un fermo ad intermittenza, una sorta di settimana breve con la riduzione di un giorno delle uscite in mare per un arco quadrimestrale. In aggiunta, si era fatto spazio il cosiddetto ‘fermo pesca a zona’. Da Pedaso al Tronto, da 3 miglia dalla costa e a 50 metri di profondità, si sarebbe ridotto lo sforzo di marineria, passando dalle 96 ore lavorative settimanali a 50.

Le penalizzazioni interesserebbero pure il distretto nord dell’Alto Adriatico (composto da Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto), nonostante le voci di trattamenti differenti a loro favore.

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