Sì, difendo Mario Balotelli.

Per quanto sia enormemente arrabbiato con lui e lo reputo (reputavo?) il principale responsabile della sconfitta contro l’Uruguay (e responsabile anche contro il Costa Rica, lì per errori di mira). Al di là della pessima prova nei 45 minuti, dell’ammonizione evitabile, del rischio espulsione, Balotelli ha tradito il mandato per il quale era stato convocato: guidare l’Italia. Probabilmente il ragazzo è così fragile che l’erroraccio contro il Costa Rica lo ha bloccato del tutto. Ma i veri giocatori sanno reagire.

La Gazzetta dello Sport gli ha dato 4 ed è giusto così.

Ma prima che emergessero i particolari odierni circa la sua sostituzione, ero rimasto contrariato dalla scelta di Prandelli di sostituirlo al 46′ con Parolo. Perché l’Italia del primo tempo aveva controllato con grande capacità l’Uruguay, e a quel punto il 3-5-2 non andava modificato: difesa finalmente funzionante contro una delle migliori coppie offensive del mondo, centrocampo tiki-taka, attacco purtroppo bloccato. Le sostituzioni nell’intervallo si fanno per due motivi: o perché si deve recuperare e in fretta, o per infortunio. Appunto non capivo perché affidarsi al 3-6-1.

Era corretto aspettare qualche minuto, e poi, nel caso, inserire un’altra punta – Cassano, meno probabilmente Insigne – capace di tenere palla e lanciare in profondità Immobile (quando Cassano ci ha provato non c’erano più attaccanti). L’Italia invece si è giocata una sostituzione che – come quelle nella finale europea con la Spagna – andava spesa più tardi. Cassano al posto di Immobile è stata una scelta che un Sacchi non avrebbe mai fatto (ricordate la sostituzione di Baggio contro la Norvegia per tenere Casiraghi unica punta, una volta espulso Pagliuca?), e anche l’uscita di Verratti ha consegnato un centrocampo di solo contenimento. Si sperava solo nel tempo che passava. Catenaccio puro (complice Rodriguez Moreno, certo).

Scusate per la digressione tecnica, ma il punto è che, se Balotelli fosse rimasto in campo, tutto il secondo tempo si sarebbe svolto sotto altro copione.

Ma adesso emerge una verità strana. Ero rimasto contrariato, sconcertato, dalle parole di Buffon e De Rossi i quali, per la prima volta nella storia della Nazionale, si sono permessi di accusare pubblicamente un giocatore per il fallimento della propria squadra. Certe cose devono restare dentro lo spogliatoio e se le si danno in pasto ai giornalisti si commette una scorrettezza che non è consentita a certi livelli. I “senatori” si prendono le loro responsabilità pubblicamente, mentre nello spogliatoio possono volare le parole – e a volte, non solo – più dure.

Sono rimasto quindi delusissimo da Buffon e De Rossi. E questo a prescindere dal “4” meritato dall’attaccante del Milan.

Ma quando leggo che Prandelli lo ha sostituito perché Balotelli “borbottava” negli spogliatoi, mi cadono le braccia. Ho sempre sostenuto che un bravo allenatore debba convocare anche giocatori scomodi se meritevoli: e nel 2012 Balotelli e Cassano lo hanno trascinato ad un passo dalla vittoria dell’Europeo. Il giocatore scomodo, specialmente se su di lui costruisci la squadra, può comportarsi in malo modo come Balotelli: se lo convochi lo sai, se non vuoi che accada non lo convochi (o magari lo metti in panchina come accaduto alla terza partita degli Europei). A quel punto un allenatore che mira al bene della squadra, non fa una sostituzione punitiva che danneggia tutta la squadra! Se si è portato Balotelli si deve sapere che il giocatore è instabile e bisogna saperlo gestire.

Prandelli si è rovinato “con le mani sue”. Ed ora, anche se si è dimesso – e che doveva fare? Era l’unica scelta possibile e onorevole – l’indegno scaricabarile su Balotelli, anche da parte di Prandelli che lo ha pubblicamente bocciato oltre che di Buffon e De Rossi, è deplorevole (“Balotelli? Progetto sbagliato”).

Ogni calciatore, e ogni uomo, ha pregi e difetti e non si capisce perché di Balotelli, il quale adesso ancor più di prima vivrà il campionato italiano come un inferno, per la prima volta, una formazione intera ne faccia l’ufficiale capro espiatorio.

Vialli, Baggio e Paolo Rossi, giusto per fare tre esempi, giocarono la fase eliminatoria dei mondiali come e peggio di Balotelli (Baggio disse di Sacchi: “questo è matto”). Balotelli, rispetto ai tre, è stato indisponente e sciocco. Ma non è giusto che subisca questo linciaggio pubblico da parte di chi, per ruolo, stipendio ed esperienza, dovrebbe comunque difenderlo.

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