RIO DE JANEIRO – Il calcio cambia geografia? A notare i risultati della prima fase del Mondiale pare proprio di sì. L’Europa sembra aver perso la centralità.

Sono state eliminate squadre blasonate come l’Inghilterra (inventori del calcio) e la Spagna (vincitori di tutto negli ultimi sei anni). E l’Italia, dove il pallone è una religione. Quasi fuori dalla competizione anche il Portogallo del “divino” Cristiano Ronaldo e la Russia di Fabio Capello.

Unici a sorridere l’Olanda (guidata dal guru Louis Van Gaal), la Francia (rinata dalla gestione di Didier Deschamps), il Belgio (squadra costruita da giovani di vero talento) e a sorpresa la Grecia (un remake dell’Euro 2004 è possibile?). La Germania, se non farà un clamoroso harakiri, strapperà il pass per gli ottavi di finale confermandosi tra le protagoniste.

I Balcani avevano puntato sull’esperienza della Croazia e sull’entusiasmo della Bosnia ma i risultati sono stati negativi. Africane e asiatiche hanno, purtroppo, mostrato ancora una volta dei limiti insolcabili. Exploit invece da parte del calcio sudamericano. E anche centroamericano.

Al di là di Brasile e Argentina, che dovevano essere assolutamente protagoniste con le stelle Neymar e Messi, fa effetto vedere qualificate con merito Costa Rica, Messico, Cile e Colombia. Con Ecuador e Stati Uniti ancora in gioco per la qualificazione. Naturalmente non dimentichiamo l’Uruguay che, nonostante il gioco ruvido e i morsi del vampiro Luis Suarez, ha dimostrato di avere grinta. Forse è questo particolare che sta facendo la differenza in questo torneo.

Si sono qualificate squadre che avevano “fame”. Tecnicamente inferiori ma con delle motivazioni enormi. Un vero e profondo senso di appartenenza del territorio. Soprattutto di quelle nazionali che rappresentano realtà povere e disagiate che nel calcio, davvero, trovano un po’ di sollievo. Una lezione all’Europa composta prevalentemente da giocatori e dirigenti “viziati” e “ricchi” che sembrano pensare più all’immagine che all’agonismo. E tra le “nostre mura” ne sono presenti diversi.

Il Mondiale ora sta entrando nella fase calda, quella dell’eliminazione diretta, dove tutto può succedere. Il calcio europeo per adesso si lecca le ferite a scapito della valanga sudamericana. Magari ripartire dai giovani (anche in altre tematiche sarebbe il caso) può essere una soluzione. Staccarsi pure dal business economico che ormai ha coinvolto morbosamente questo sport, potrebbe essere salutare.

Il vero sogno sarebbe tornare a quel romanticismo che ha avvolto il gioco del pallone dagli anni 60 fino al 2000. Con personaggi che prima di essere atleti erano veri uomini.

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