SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nuovo colpo di scena attorno alla vicenda di Villa Petrocchi. La proprietà ha infatti preso carta e penna e scritto una lettera al Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini per chiedergli di annullare il provvedimento pendente sull’immobile di Viale Marconi.

Nelle settimane scorse, la Sovrintendenza si era avvalsa dell’articolo 160 del decreto legislativo numero 42 del 2004 che ordina al soggetto responsabile del danno “l’esecuzione a sue spese delle opere necessarie alla reintegrazione”.

Pretesa rigettata con foga dagli Egidi, che ora buttano l’occhio direttamente a Roma. Nella missiva, la famiglia fissa il valore originario della palazzina attorno ai 2,8 milioni di euro. Prezzo che tale sarebbe rimasto pure a seguito del vincolo, anche se – sempre secondo i padroni – la trasformazione in una nuova struttura chiamata ad ospitare appartamenti avrebbe ulteriormente elevato l’asticella.

Il 23 aprile i Carabinieri del nucleo di Ancona bloccarono il cantiere sul lungomare nord. Il decreto di vincolo, firmato dal sovrintendente Stefano Gizzi il 7 aprile, giunse in Comune otto giorni dopo. Marco e Tiziana Egidi hanno sempre affermato di aver inaugurato la ristrutturazione alla prima data utile, una volta scaduti i quattro mesi (che si aggiungevano ad ulteriori quattro) richiesti da Ancona per la valutazione del manufatto.

Attualmente casa Petrocchi è un rudere inutilizzabile, demolito per metà e non piazzabile sul mercato. I proprietari sottolineano inoltre le spese da sostenere per far liberare la zona da calcinacci e detriti e il danno d’immagine subìto.

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