La Bce oggi ha deciso di combattere la deflazione in Europa diminuendo ulteriormente il tasso ufficiale di interesse allo 0,15%, dal precedente 0,25%.

Stante che secondo Warren Mosler, padre della Mmt (Modern Money Theory) la deflazione si combatte invece alzando i tassi di interesse in modo che i risparmiatori abbiano un reddito maggiore e quindi possano poi spenderlo aiutando l’economia reale (perché se l’economia reale è in crisi anche il tasso di interesse più basso non serve a nulla, perché non serve investire per realizzare prodotti e servizi che nessuno compra), le dichiarazioni di Draghi (almeno quelle riportate nelle principali testate on line italiane) sono davvero frutto di una visione schizofrenica dell’economia europea. Peccato che Draghi sia al vertice della stesse e anzi, tralasciando il balletto per la nomina del prossimo presidente della Commissione Europea (potrebbe essere l’ex Fmi Lagarde), è di fatto lui il vero presidente dell’Unione Europea.

Dove sta la schizofrenia? Eccola: è talmente grande che è impossibile non accorgersene (se si hanno gli occhi aperti, beninteso).

Per l’ennesima volta, anno dopo anno, trimestre dopo trimestre, Draghi ammette che “«le previsioni per la crescita economica nell’eurozona sono state corrette al ribasso nel 2014». Le cose dovrebbero migliorare «nel 2015, con stime riviste al rialzo»”. Solita solfa: il tunnel s’allunga sempre più, improvvisamente.

Sempre da Corriere.it: “In generale, i rischi per un deterioramento della situazione sono maggiori rispetto alle probabilità che l’economia migliori“. Queste previsioni significano, per un paese come l’Italia, stante l’attuale eurofollia dei “conti in ordine”, una nuova manovra correttiva (!) già alla fine dell’estate.

Da lastampa.it: La ripresa, sintetizza Draghi, «resta moderata» e i rischi sulla crescita «restano al ribasso». A pesare può essere, soprattutto, «una domanda interna più debole del previsto».

Ecco, per Draghi la domanda interna, ovvero la spesa per beni e servizi degli europei, è inferiore alle attese. Però (e qui sta la schizofrenia),  deve restare fermo l’impegno dei governi nazionali. Sulle riforme strutturali «sono stati fatti importanti passi per incrementare la competitività» ma «il progresso non è uniforme» ed è «lontano dall’essere completato».  

Ma perché si sbagliano tutte le previsioni da anni, tutte le stime vengono sempre viste al ribasso, la disoccupazione in Europa ha superato i livelli africani? Draghi si è fatto questa domanda a fronte di anni di “riforme” lacrime e sangue, del lavoro, delle pensioni, le nuove tasse? Perché parla di “percorso lontano dall’essere completato” quando i documenti della Bce chiedono espressamente la riduzione di salari e stipendi specie nel Sud Europa, e i governi eseguono?

Come pensa, Draghi, che i lavoratori con stipendi ridotti, i giovani che non lavorano per il prolungamento dell’età pensionabile, i precari licenziati per la chiusura di scuole e ospedali, la riduzione dei trasferimenti dallo Stato, l’aumento della tassazione per il pareggio di bilancio e anzi il “surplus” costante come l’avanzo primario italiano (tasse superiori alla spesa dello Stato) possano aumentare la “domanda interna”?

Perché invece di creare una ulteriore situazione di usura europea, con la Bce che presta alle banche allo 0,15% e le banche che prestano agli Stati al 3-4-5% (aumenta il guadagno?), o anche ai privati con tassi persino superiori, non elimina l’intermediazione bancaria e la Bce presta almeno agli Stati allo 0,15%?

Come può la domanda interna riprendere se l’estremismo monetario che si è impadronito del Vecchio Continente porta Draghi e tutta la nomenklatura giornalistica e politica europea a gioire perché Sui deficit pubblici, Draghi dice che ci sono progressi nell’eurozona: i deficit dal 3% nel 2013 passeranno al 2,5% in media nel 2014 e per il 2015 e il 2016 è previsto un ulteriore declino, al 2,3% e all’1,9% rispettivamente.

Come può la situazione migliorare con “le riforme” quando si prevede un drenaggio costante di denaro da imprese e famiglie come testimoniato dalla riduzione del deficit, tanto che in Italia nel 2014 è già stato stabilito che la differenza tra tasse e imposte pagate e spesa pubblica aumenterà dai 34 miliardi di Letta ai 40 e rotti di Renzi?

Insomma: se aumenti le tasse e tagli la spesa crei disoccupati, quindi riduci la spesa privata, quindi le imprese chiudono, quindi Draghi chiede di diminuire il costo dello stipendio e di aumentare le tasse e tagliare la spesa per “mettere in ordine i conti”, quindi si creano disoccupati, quindi ancora si riduce la spesa privata, le imprese chiudono…

Si chiama spirale deflazionistica imposta e rischia di non avere fine.

Draghi lo sa.

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