Succede. Succede mentre guidi un’auto in mezzo ad altre auto anonime che trasportano persone anonime a casa dal lavoro. Un ininterrotto piano sequenza senza nessun filtro se non i finestrini, i sedili, i tergicristalli, le portiere: l’auto diventa una micro scenografia, che si espande verso i paesaggi che incontra, assimilandoli e inglobandoli senza regia alcuna, se non quella intima tua che selezioni cosa guardare.

Succede. Succede che getti uno sguardo distratto nello specchietto retrovisore e scorgi le creste di quel regno di demoni negromanti e fate che sono i monti Sibillini, e il disegno dei profili delle colline marchigiane distese sulla pianura. Il Creatore qui deve essersi rimboccato le maniche perché se poi imbocchi la sopraelevata subito ti accoglie il mare a perdita d’occhio, puntuale nel travolgere lo sguardo, nel distrarti dal ritorno, attraverso la periferia, in città.

La città. Lei, invece, ti investe con un ronzio di gesti pigri, di spazi sospesi, dove per quasi due lustri non è successo niente di notevole, dove non si è aggiunto nessun elemento irresistibile, iconico. Nessuna rilevante opera. Il disco rosso del semaforo si illumina. Alle spalle ti lasci negozi in cui si “tenta la (s)fortuna?” e quelli con le serrande abbassate per la crisi; ti lasci parcheggi galleggianti nell’indifferenza, raccordi di strade, inversioni stradali, transiti interrotti, lavori in corso sul passaggio a livello.

Ecco. Per cosa (non) sarà ricordato il sindaco Giovanni Gaspari? Per “un raccordo viario o ferroviario che passa al di sotto di un altro tratto di strada destinata al transito di veicoli o pedoni”. Per un sottopassaggio, insomma. E per il tweet “Non usate i sottopassi”, quelli che esistono già intendeva, e che si sono trasformati in piscine comunali all’aperto quando Zeus ha mandato la pioggia benefica a fecondare la Madre Terra.

L’inaugurazione del sottopassaggio di Porto d’Ascoli si farà in pompa magna, preceduta e seguita dalla grancassa propagandistica e da solenni discorsi zeppi di vacuità a reggere ancora, come colonne, i sogni sbandierati e mai realizzati che il sindaco ci lascerà in eredità.

Katiuscia Chiappini commissione cultura Forza Italia San Benedetto

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