Dal numero 991 di Riviera Oggi, in edicola.

Partiamo da un presupposto, tanto semplice quanto necessario: non ci occuperemmo in maniera così diligente del Pd se il Pd non fosse a capo della coalizione che guida San Benedetto, oltre che il partito di riferimento del sindaco in carica. Nessun accanimento, nessuna antipatia particolare, nessun astio, ma il mero racconto – oltre che la conseguente analisi – di episodi che, volenti o nolenti, finiscono per incidere direttamente sul destino dell’intera città.

La città. Parola che riemerge anche nella recente iniziativa promossa dai democratici a ridosso (un caso?) delle elezioni europee del 25 maggio. Tre appuntamenti, uno al sud, uno al centro e un altro al nord di San Benedetto, denominati per l’appunto “Il Pd incontra la città”, per confrontarsi con i residenti e recepire le loro istanze.

Succede però che i sambenedettesi e il Pd finiscano col sovrapporsi e che i faccia a faccia con la gente comune diventino occasione di comizi e di autoreferenzialità dilagante. Difficile trovare cittadini senza tessera, impossibile raccogliere una critica che sia una.

Asfalti? Allagamenti? Tassa dei rifiuti che si ostina a non scendere, nonostante i discreti risultati della raccolta differenziata? Nessun cenno. I problemi, semmai, stanno nell’acqua non proprio purissima della fontana di una piazza del centro.

Felici e contenti si può tornare a casa. Fino a rimanere a bocca aperta quando il mondo esterno, una volta alle urne, finisce col voltarti le spalle. Il mondo reale, questo sconosciuto.

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