SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La passione per lo sport è nata con lui: fin da piccolo amava giocare a basket, pallavolo, e soprattutto calcio. E già da bambino sognava di diventare allenatore. Gianluigi Marinangeli, sambenedettese, è un istruttore del Coni e da anni insegna Scienze Motorie nelle scuole cittadine nell’ambito del progetto del Comune, “Gioco Sport”.

Già da piccolo voleva diventare insegnante di educazione fisica?
“Certo, già da bambino ero appassionato delle discipline sportive: è stata una passione coltivata fin dalla più tenera età”.

Come si può diventare insegnante di educazione fisica?
“Dopo le scuole dell’obbligo ho frequentato l’università per cinque anni, laureandomi a Perugia in Scienze Motorie, sostenendo tutti gli esami nelle materie sportive, biologiche e anatomia”.

Lei ha praticato sport in maniera agonistica?
“La passione mi ha portato a non sceglierne uno in particolare, tuttavia le mie ambizioni e speranze sono tutt’ora di diventare un allenatore di calcio. Per ora ho conseguito, attraverso un opportuno corso di formazione, il patentino per allenare fino alla Serie D. Ho comunque giocato in diverse squadre dilettantistiche presenti nella zona di San Benedetto”.

Quindi il calcio è il suo sport preferito?
“Sì, e l’ho praticato fin da bambino e i miei primi campi da calcio sono stati le strade e gli oratori. Ho sempre seguito da vicino le sorti della Samb, la squadra della mia città, anche se negli ultimi tempi le cose non sono andate bene. Tuttavia, nell’ambito dell’insegnamento agli alunni delle scuole, non indirizzo l’attività esclusivamente sul calcio, ma su tante e diverse discipline sportive”.

C’è uno sportivo, fra i tanti, che preferisce?
“Un mio idolo, quando ero ragazzino era Gianluigi Lentini, ala destra del Torino passato poi al Milan, squadra di cui sono tifoso. Per quanto riguarda il calcio odierno, posso citare l’attaccante Zlatan Ibrahimovic, mentre l’allenatore che ammiro e stimo è Josè Mourinho, che interpreta al meglio questo ruolo in chiave moderna”.

Da quanti anni svolge la professione di insegnante?
“Dal momento in cui è iniziato il progetto “Gioco Sport” a San Benedetto non ho saltato neppure un’edizione, arrivando così al settimo anno consecutivo i quali si aggiungono ai tre anni di insegnamento sportivo con le scuole materne”.

Il progetto “Gioco Sport” si conclude a fine anno con una “Festa dello Sport” che coinvolge tutti gli alunni delle scuole elementari di San Benedetto. In cosa consiste?
“La nostra città è stata pioniera e promotrice di questo evento, che offre a tutti i partecipanti la possibilità di trascorrere una giornata all’aperto all’insegna del divertimento agonistico, permettendo la socializzazione e il sano confronto con gli altri. Sarebbe bello se questa iniziativa contagiasse anche gli altri comuni. In quel giorno, oltretutto, tutti i bambini e le rispettive famiglie hanno modo di conoscersi”.

Gli alunni ai quali ha insegnato quest’anno sono bravi? Lei è soddisfatto?
“Quest’anno ho gestito otto classi e noto che tutti si sono sempre impegnati al massimo”.

Che cosa consiglia ad un giovane che voglia diventare uno sportivo?
“Innanzitutto è importante curare l’alimentazione evitando i grassi e gli eccessi di dolci, prediligendo invece frutta e verdura di stagione. Occorre trascorrere più tempo possibile all’aria aperta facendo movimento ed esercizi anche a casa, quando non si può uscire. Consiglio di tralasciare l’uso dei computer e tutto ciò che ci tiene incollati troppo tempo agli schermi e infine di ascoltare i consigli dei genitori che aspirano sempre alla vostra buona salute, sia fisica che mentale”.

Quali sono gli atteggiamenti sbagliati che occorre evitare?
“Sono quelli di affrontare lo sport con il concetto esclusivo di vincere sempre e di farlo oltretutto senza rispettare le regole. Fin da piccoli bisogna saper accettare la sconfitta perché fa parte del gioco. A volte invece si incontrano bambini che vogliono soltanto vincere e addirittura sono costretto ad interrompere il gioco perché in quest’ultimo non c’è più creatività e felicità. La frase l’importante è partecipare non è a caso: non sempre si può vincere e non conta come si perde ma come ci si rialza, rendendo così la persona più forte e matura”.

Lei insegna spesso anche i giochi tradizionali: perché?
“Sono iniziative di quest’anno. Parliamo di acchiapparella, fulmine, il pescatore, il cane da guardia, i quattro cantoni, il tiro alla fune, la campana, mosca cieca. Sono molto educativi e si svolgono con materiali semplici e poco costosi”.


Il servizio è stato realizzato durante il corso di giornalismo “Piccoli Reporter”, progetto sponsorizzato da Piceno Gas Vendita.

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