SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tra le poche obiezioni poste lunedì sera a Giovanni Gaspari durante l’iniziativa “Il Pd incontra la città”, una ha riguardato l’assenza di confronti ciclici tra l’amministrazione comunale e il popolo sambenedettese. “L’anno scorso li organizzammo, ma fummo sanzionati”, ha subito replicato il sindaco. “Siccome si votava a Grottammare, forse temevano che un centrosinistra che lavora bene nella città vicina potesse influenzare le elezioni. Accade anche questo. Fummo quindi costretti ad interrompere. Se il Comune non può, nulla invece vieta al Partito Democratico di confrontarsi con i residenti”.

La vicenda è vecchia oltre un anno e fa riferimento alla fase di avvicinamento alle ultime elezioni politiche. L’esponente di Rifondazione Comunista, Daniele Primavera, inoltrò un esposto all’Agcom per protestare contro i manifesti istituzionali 6×3 installati dal Comune in Via Torino e Via Manara, che ricordavano i lavori attuati dalla giunta in ambito di Riserva Sentina e mobilità dolce.

Il pronunciamento dell’Agcom, avvenuto a consultazioni terminate, giunse proprio in merito ai megaposter, come chiaramente spiegato nella sentenza. Per l’Autorità di Garanzia delle Comunicazioni, l’atteggiamento intendeva proporre “un’immagine positiva dell’amministrazione comunale”. Non ricorreva perciò “il requisito dell’indispensabilità della comunicazione ai fini dell’efficace assolvimento delle funzioni proprie dell’amministrazione, in quanto l’iniziativa in esame, relativa all’avvenuto completamento dei lavori di riqualificazione, bene avrebbe potuto essere svolta in un momento successivo alla chiusura della campagna elettorale senza compromettere l’efficace funzionamento dell’ente”.

Tra i precedenti presi in esame, ci si aggrappò alla sentenza numero 502 del 2000 della Corte Costituzionale. Quest’ultima aveva chiarito che il divieto alle amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione durante la campagna elettorale era  finalizzato “ad evitare il rischio che le stesse possano fornire, attraverso modalità e contenuti informativi non neutrali sulla portata dei quesiti, una rappresentazione suggestiva, a fini elettorali, dell’amministrazione e dei suoi organi”.

Fatto sta che l’Agcom non citò minimamente le tre assemblee di quartiere fissate per il 18, 19 e 21 febbraio 2013, successivamente soppresse, né tantomeno insinuò che un dibattito pubblico sul documento finanziario di prossima approvazione avrebbe potuto causare terremoti alla corretta gara elettorale a Grottammare, tenutasi oltretutto a fine maggio.

Certe volte non occorre consumare le scarpe. Basta riattivare la memoria.

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