DAL CORSO DI GIORNALISMO “PICCOLI REPORTER” DI PICENO GAS VENDITA, CLASSE 5 A BICE PIACENTINI

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Gli alunni della classe 5^ A del plesso “Bice Piacentini” hanno intervistato l’insegnante di madrelingua inglese Gioia Gordon la quale, a titolo gratuito, ha offerto durante l’anno scolastico il suo prezioso contributo per potenziare le abilità di ascolto e produzione orale dei bambini in diverse classi dell’Isc centro di San Benedetto del Tronto.

Lei dove è nata?
“In Cornovaglia, una regione dell’Inghilterra, precisamente a Redruth”.

Quale circostanza l’ha portata qui?
“E’ una storia molto lunga e complessa: mia madre era italiana, di San Benedetto del Tronto, e durante la guerra ha conosciuto mio padre, un militare inglese dell’Intelligence Service che si trovava dietro le linee tedesche e aveva il compito di comunicare i movimenti nemici. Dovette rifugiarsi a Petritoli, dove c’era una zia materna che lo nascose dai tedeschi. Qui mio padre ha conosciuto mia madre, e poco dopo le fece la proposta di matrimonio; lei successivamente lo ha seguito in Inghilterra. A partire dalla mia infanzia sono tornata tutte le estati a San Benedetto; in seguito ho studiato all’Università per gli stranieri, a Perugia. A San Benedetto poi ho incontrato colui che sarebbe diventato mio marito, ed ora vivo in questa città”.

Quale lavoro ha svolto in passato?
“Ho insegnato inglese ai ragazzi di tutto il mondo che venivano a San Benedetto grazie a delle borse di studio, soprattutto per apprendere i mestieri connessi con la pesca. Ad esempio, c’erano molti giovani libici: Gheddafi mandava ogni anno circa 80 ragazzi a studiare in Italia. Io insegnavo inglese ma soprattutto svolgevo il ruolo di assistente sociale perché questi giovani dovevano abituarsi alla vita italiana”.

Quando aveva la nostra età cosa sognava di diventare?
“In realtà volevo diventare un ufficiale dell’esercito, very funny! In Inghilterra, quando avevo 16 anni, si faceva volontariato nell’esercito e in questa circostanza ho imparato a guidare un camion militare. Ma mio padre non era molto d’accordo su questa scelta perciò il mio sogno è sfumato e mi sono dedicata all’ insegnamento”.

E’ stato difficile apprendere l’italiano?
“La grammatica con i suoi congiuntivi e le forme verbali è molto più complicata rispetto all’inglese. Non è stato semplicissimo, ma nella scuola che frequentavo c’era la possibilità di apprendere altre lingue e io quell’anno ero tra i dodici studenti che in tutta la Gran Bretagna fecero l’esame di italiano. Per un italiano, invece, la difficoltà maggiore nell’apprendimento dell’inglese sta nelle regole della pronuncia”.

Cosa le è piaciuto di San Benedetto e dell’Italia?
“La cultura, la bellezza architettonica, le persone, anche il buon mangiare. In Italia si sta bene. L’ho girata un po’ tutta, le Marche sono belle così come la Sicilia: ogni regione è interessante e particolare”.

Ha nostalgia dell’Inghilterra, tornerebbe a vivere lì?
“Un po’ ne sento la mancanza, ma sto bene anche con i miei figli e i miei nipoti in Italia, mentre in Gran Bretagna vivono i miei fratelli. Se potessi, mi alternerei tra questi due paesi. Ci sono sicuramente delle differenze, ad esempio in Inghilterra, ogni scuola ha il suo playground, uno spazio per i giochi e almeno un pomeriggio a settimana è dedicato allo sport. Ai miei tempi noi ragazze giocavamo ad hockey e pallavolo mentre i ragazzi si dilettavano con il calcio”.

Torna spesso nella sua città natale?
“A Redruth no, perché lì sono solo nata, poi mi sono spostata. Ho vissuto a lungo vicino a Plymouth, sempre in Cornovaglia”.

Sappiamo che ha due nipoti piccoli, con loro parla di più in italiano o in inglese?
“Parlo entrambe le lingue, ma ho sempre pensato che prima dovessero conoscere bene l’italiano”.

Quale consiglio può dare per potenziare al meglio l’apprendimento della lingua inglese?
“Bisognerebbe cercare di cogliere più occasioni possibili per ascoltarlo, anche attraverso canzoni o cartoni animati”.

Dal suo modo di relazionarsi con gli studenti traspare chiaramente la passione per l’insegnamento dell’inglese: cosa l’ha spinta ad accettare questo incarico?
“Mi piace dare il mio contributo per l’apprendimento della pronuncia della lingua inglese. E poi è bello stare con i bambini”.

L’anno scolastico sta per concludersi, la sua presenza si è rivelata una meravigliosa e proficua opportunità formativa. Come è stata per lei questa esperienza?
“E’ stata bellissima, spero di poterla proseguire anche negli anni futuri”.

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