SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Bisogna ottenere una proroga”. David Sassoli indica la strada da percorrere a proposito della questione Bolkestein, che allarma concessionari di spiaggia ed operatori turistici.

Il 31 dicembre 2015 tutte le concessioni demaniali riguardanti i 28 mila stabilimenti balneari potrebbero andare a gara d’appalto. “L’intento iniziale era quello di regolare tutto ciò che era in concessione – dice l’ex mezzobusto del Tg1, giunto a San Benedetto venerdì mattina in occasione del suo tour elettorale in vista delle Europee – il Governo deve intanto prendere tempo, cerchiamo di far slittare la scadenza per concentrarci meglio sul problema e cercare la soluzione migliore”.

Sassoli, che si ricandida tra le fila del Pd, accusa i predecessori, colpevoli di non aver battuto i pugni sul tavolo nel corso della loro esperienza a Bruxelles. “L’Italia in Europa è stata assente. Nel processo di formazione non vennero fatti valere i nostri reali interessi. All’epoca sarebbe stato facile, ci fu troppa distrazione. Ora invece tutti sono lì a cercare di individuare qualche eccezione. Il nostro Paese non tutelò il suo patrimonio. Se un imprenditore si comportasse come fa lo Stato nella difesa dei propri beni, sarebbe in galera”.

Da Sanremo a Rapallo, passando per Viareggio e Rimini: “Ovunque mi sia recato ho trovato un clima che non era favorevole, vi capisco. Sfondate una porta aperta”.

Nei mesi scorsi, l’Itb ha posto sul tavolo diverse proposte che riguardano la sdemanializzazione delle aree sulle quali insistono le strutture turistico balneari, con il previsto riconoscimento delle aree di posa ombrelloni quale pertinenza dello stabilimento balneare ed un ipotetico diritto di superficie come previsto dalla legge 167 applicata all’edilizia popolare. “Noi con la Bolkestein non c’entriamo niente”, ammonisce Giuseppe Ricci. “Ci consentano di acquistare le strutture. Lì dentro ci lavorano intere famiglie. Quando investimmo, credevamo di avere in mano delle garanzie. Il rinnovo avveniva di sei anni in sei anni. Per colpa di questa direttiva rischia di sfumare ciò che abbiamo messo in piedi con fatica”.

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