SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Finora il centrosinistra s’era limitato a definirlo un “errore formale”. Sessantacinque minuti di ritardo nella convocazione della seconda seduta chiamata ad approvare l’assestamento e l’equilibrio di Bilancio 2013. Le conseguenze di quell’azione le conoscono tutti, con una condanna del Tar ammorbidita dall’ordine della Prefettura di riconvocare il Consiglio non oltre il 30 aprile e di votare la delibera incriminata.
Il Partito Democratico fa però di più, accostando l’episodio ad un calcio di rigore concesso durante una partita di pallone. “Chi conosce le regole saprà certamente che quando si calcia un penalty i giocatori di entrambe le squadre devono rimanere fuori dall’area e non possono entrarvi prima che il chi tira abbia calciato la palla”, scrive Roberto Giobbi, segretario del Circolo Guido Ianni. “Spesso accade che uno o più calciatori entrino nell’area prima prima che questo avvenga. Di solito l’arbitro chiude un occhio ritenendo questo fatto ininfluente“.
A quel punto, il direttore di gara “non assegna il 3 a 0 a tavolino alla formazione avversaria”, “non fischia il rigore a pari invertite” e “non elimina il tiro dal dischetto concesso”. Semplicemente “fa ripetere il penalty”. L’amministrazione comunale si immedesima quindi in quel giocatore che “riposiziona con calma il pallone e calcia, mandando la palla da una parte e il portiere dall’altra”.
Non fa una piega. “Questo mi sembra molto simile a quello che è accaduto a San Benedetto, dopo il ricorso del Popolo della Libertà al Tar”. Con l’unica differenza che “il portiere che doveva parare il rigore – quelli del Pdl – non se l’è sentita di mettersi tra i pali”, in quanto “troppo debole”.
Il paragone, assai forzato, non è piaciuto a quella minoranza del Pd che da settimane sta rispolverando l’episodio delle Regionali del 2010, quando per colpa una lista presentata quaranta minuti dopo il termine prestabilito Renata Polverini fu obbligata a gareggiare senza il supporto diretto dei berlusconiani.
Allora le regole erano sacre. A quattro anni di distanza sono diventate interpretabili. A Giobbi andrebbe tuttavia ricordato che a volte gli arbitri, anziché assegnare i rigori, ammoniscono l’attaccante per simulazione. E, in caso di doppio giallo, scatta l’espulsione.

 

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