SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quindi il 28 aprile sbroglieranno (forse) “quel nodo, o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo”.

Ci metteranno una pezza. Su quer pasticciaccio brutto dell’assestato di bilancio votato lo scorso novembre e giudicato irregolare dal TAR.

Bene, anzi male. Convivere ed essere amministrati da questa giunta è un duro mestiere di vivere, un non vivere, un vivere alla giornata, un vivere solo per sopravvivere, per tirare a campare sorretti dalla stampella di turno, per bearsi un giorno da leone, senza progetti, senza programmi, senza la metafora della partita doppia del dare e dell’avere.

Tutti “se” e “ma”.

E, naturalmente, “se fosse stato”, “se sarà”, “forse faremo” “non faremo più”, “non ci è stato possibile fare”. ”Però in fondo, sì, faremo, ma dopo il 28 aprile quando si tornerà in consiglio per approvare la delibera incriminata sul bilancio, ma, ovvio, se non faremo non sarà colpa nostra, è colpa della crisi, è colpa del Governo centrale, è colpa del Tar, è colpa dell’opposizione, è colpa degli altri.

Sì, ecco, è colpa degli altri. Gli altri che devono dare risposte, gli altri che devono avere senso di responsabilità, gli altri che invece paralizzano la città, gli altri che criticano, che fanno demagogia, che controllano. Gli altri che, accidenti, esistono”.

Quindi? Quindi niente. Una città col freno a mano tirato da questa (non) amministrazione.

Lasciate che rivendichi la mia amarezza, dirlo aiuta a liberarsene un po’.

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