SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una stanza, una coppa, tanti ricordi. La consegna della Coppa di Serie C, “custodita per vent’anni” è stata una cerimonia semplice e informale, dove – più che del passato – si è discusso di un possibile futuro. Torquati ha le idee chiare: la consegna della coppa non è la chiusura di una vecchia storia, ma la premessa di un’altra. Una fondazione che punti alla costituzione di un museo rossoblu e, in futuro, che possa finanziare la squadra – salvaguardando il titolo sportivo. 

ELDO FANINI (vice sindaco di San Benedetto del Tronto) “Riceviamo questa coppa con l’intenzione di consegnarla un domani, quando ci saranno le condizioni per farlo. Il suo futuro sarà nel museo del calcio rossoblu; oggi la custodiamo noi, quando ci saranno le condizioni – da ambo le parti –  l’autorizzazione ce la daranno loro, i detentori della coppa – ma la custodirà il comune. Ringraziamo Torquati per questo gesto; il comune – naturalmente – è orgoglioso di custodire il trofeo. A livello personale sono entusiasta, essendo un grande tifoso della Samb; ho vissuto dal vivo quella grande finale – coi due gol di Piccioni e quello di Minuti sotto la curva sud – potete immaginare come mi senta”

NAZZARENO TORQUATI: “L’ho tenuta per tanti anni in attesa che si sbloccasse qualcosa, ma vedo che – dopo vent’anni – le cose sono sempre più confuse; per questo motivo la lascio alla comunità: resta a San Benedetto, nel comune, che spero ne faccia un uso anche educativo per la gente. La speranza – che è anche una provocazione – è che si accelerino i tempi per fare una fondazione per un museo della Samb, una cosa che sta a cuore a tutta la città, e che Remo Croci stava spronando a fare. Il merito di averla salvaguardata va anche a Fabrizio Foglietti, all’epoca segretario della Samb, che me la diede in custodia.

Una sera, molto rocambolesca, questa coppa sparì, molti dissero che era stata trafugata da o per colpa di Venturato, in realtà l’avevo già presa io per evitare quello che poi è successo – quando si sono portati via tutto. Questa deve essere una spinta ad accelerare i tempi per una fondazione, che – oltre alla costituzione di un museo – sarebbe un modo anche per raccogliere fondi. Allo stato attuale un coinvolgimento diretto degli imprenditori non c’è; ma con l’8 per mille, con le elargizioni, e con le donazioni si può dotare i rossoblu di capitali anche importanti.

Il sogno sarebbe una fondazione museale abbastanza forte da acquistare il titolo sportivo, facendo di volta in volta delle società di gestione. Mi sono informato nelle sedi opportune, è possibile fare una fondazione che abbia il titolo sportivo. In questo caso, poi, gli stessi fondi sarebbero detraibili dalle tasse – come per tutte le fondazioni; significa avere un motivo in più per spingere un imprenditore a partecipare senza coinvolgimento, nuovo modo di intendere la gestione.

Strada lunga? La fondazione si può costituire con 50 mila euro, che possono essere un valore intrinseco ed estrinseco. Significa che a questa coppa possiamo dare un valore che mettiamo noi, insomma: creare questo valore – senza mettere soldi. La coppa, o la scarpa di Minuti della finale, la maglia firmata di un ex giocatore… sono valori che crescono. Nel frattempo ho voluto lasciare la coppa ad un organo che potesse garantire al meglio questo cimelio, che – ripeto – appartiene a tutta la comunità. Oggi come oggi il coinvolgimento diretto degli imprenditori, dopo tutto il passato che c’è stato, è una chimera. Non esiste più il grande imprenditore che arriva dal nulla, bisogna capire che il modo di fare calcio – soprattutto in realtà come la nostra – va cambiato”

PASQUALE MINUTI: “Sono molto felice di questo invito perché questa coppa mi ricorda uno dei momenti più belli della mia vita calcistica. Il gol segnato nella finale resta quello più bello e quello più importante, per me; e dire che quella partita non dovevo neanche giocarla dato che avevo dei problemi fisici. Ho voluto esserci a tutti i costi, e – fortunatamente – è andata bene”

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