SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ne abbiamo approfittato per intervistare il dottor Alfredo Fioroni, dirigente medico U. O. Medicina Riabilitativa Area Vasta 5 Marche. Oltre che responsabile scientifico del Convegno tenutosi presso la sala riunioni dell’ospedale “Madonna del Soccorso”.

Dottor Fioroni, con la sessione odierna giunge a conclusione il corso “Fondamenti di bioetica per operatori sanitari” quali le motivazioni che lo hanno ispirato, gli obiettivi e le finalità del corso stesso?

E’ stato il primo corso di questo tipo nella storia nel nostro ospedale. Esso è nato come logica e coerente conclusione di un percorso formativo che l’AMCI di San Benedetto del Tronto in collaborazione con la Medicina Riabilitativa e l’UMEE, ha offerto a Medici ed operatori sanitari di questa Area Vasta negli ultimi anni. Anche se il dibattito su queste problematiche arriva sui mezzi di comunicazione per “casi di frontiera”, noi medici ed operatori sanitari siamo chiamati a scelte bioetiche quotidiane.

Su temi come la “vita nascente”, la “vita morente”, la manipolazione sull’uomo ecc. , come operare delle scelte nella convinzione ferma e ragionevole di aver fatto la cosa giusta?

Sempre di più oggi, rispetto ad un passato non molto lontano, la nostra generazione di medici ed operatori sanitari si trova ad un quotidiano confronto con tematiche bioetiche emergenti: dalla ingegneria genetica alla manipolazione dell’embrione, dal testamento biologico al problema delle risorse per la sanità fino alle sfide poste da biotecnologie e medicina predittiva. Il mondo sanitario è in prima fila nella responsabilità di trovare risposte adeguate rispettose della persona umana, deve quindi studiare e formarsi specificamente e con costanza.

Quali gli obiettivi e le finalità di questo corso di bioetica?

I vari relatori che si sono succeduti e che ringrazio per la “boccata d’aria fresca” che ci hanno offerto, ci hanno spiegato quali sono i limiti concettuali che permettono di distinguere la bioetica “laica” dalla bioetica “cattolica”. Questa distinzione è fondamentale per spiegare scelte e comportamenti divergenti e persino opposti, che si offrono alla coscienza e alla responsabilità del singolo operatore sanitario. Abbiamo imparato che esistono vari tipi di bioetica: personalista, socio-biologista, liberal-radicale, pragmatico- utilitarista, ecc. Il nostro corso, si è proposto di introdurre il modello ontologico-personalista, che si presenta come quello maggiormente in grado di interpretare e supportare l’etica dell’accompagnamento, con i suoi principi della difesa della vita, di libertà e responsabilità, del consenso informato, di giustizia e di solidarietà / sussidiarietà. L’obiettivo specifico è stato quello di promuovere la “cultura dell’accoglienza e dell’accompagnamento” in ogni fase della vita, grazie ad una conoscenza non più intesa solo come sapere tecnico, ma come sapere umanistico, che si riappropri del significato profondo della vita e della sofferenza, contro la disperazione esistenziale e la perdita della dignità.

Come spiega il successo in termini di partecipazione dell’evento formativo che avete organizzato? 

In termini di partecipazione il corso ha indubbiamente riscosso un grande successo. Abbiamo aperto uno spiraglio e si è spalancato un portone, c’era sicuramente un bisogno formativo inevaso, una specifica sete di conoscenza. Non metterei però in secondo piano la formula che abbiamo scelto, invitare cioè illustri personalità della cultura di livello nazionale ed affiancare loro colleghi del luogo, cattolici e di “ALTRO PARERE”, tutti selezionati per grande rilievo umano e professionale e per specifica cultura. Da ultimo la ferma, condivisa volontà di un confronto aperto ma civile, mai urlato, mai di contrapposizione ideologica, avendo sempre al centro il rispetto e l’interesse per la persona umana.

Grazie

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