SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Da una parte i fedelissimi, che difendono l’amministrazione comunale in tutto e per tutto. Dall’altra i dissidenti, ovvero quel 40% uscito dal congresso del 3 novembre scorso pronto a rinnovare critiche ed amare osservazioni.

La spaccatura nel Pd non fa più notizia ed anche dinanzi alla sentenza del Tar nessuno si è smosso dalle proprie convinzioni. Chi difende Gaspari lo fa con ancora più determinazione, chi lo contesta ha aggiunto un ennesimo elemento alla lista nera degli errori.

Sulla convinzione che uno scioglimento del Consiglio Comunale sarebbe una punizione troppo severa c’è stata ampia convergenza nel corso dell’Unione di lunedì sera, tuttavia si è fatto notare come i continui contrattempi stiano impedendo alla giunta di rispettare il programma di mandato.

Sul fronte della minoranza si sono fatti sentire soprattutto Paolo Perazzoli, Gianluca Pompei e l’ex segretario dei democrat Felice Gregori. Sul tavolo sono stati riproposti i casi dello stadio, delle pensiline fotovoltaiche, oltre ai due pronunciamenti del Tar (l’altro riferito alla delibera sul famigerato distributore di benzina) e quello della Corte dei Conti di quindici mesi fa.

“La città è paralizzata – ha denunciato Perazzoli – ho ritirato fuori l’esigenza di una mossa del cavallo che sparigli le carte. Bisogna fare qualcosa per venire incontro all’insoddisfazione crescente dei cittadini. Ma se loro pensano che vada tutto bene, facciano pure. Secondo me va restituito l’onore a questo partito”.

Il confronto si è rapidamente animato, con la decisione a sorpresa di registrare l’intera riunione che non ha contribuito a distendere gli animi.

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