GROTTAMMARE – Riceviamo e pubblichiamo un comunicato da parte di Grottammare Futura in merito alla risposta del sindaco Enrico Piergallini sulla Grande Opera:

Poteva essere un contributo interessante per i cittadini rispondere alle domande del sindaco in replica alle nostre osservazioni sulla Grande Opera ma, nonostante la nostra apertura e prima ancora di cominciare, il sindaco stesso dichiara chiuso l’argomento, affermando – a priori – che le nostre eventuali risposte saranno sicuramente demagogiche, sciocche e banali.

Non male come dimostrazione di disponibilità al dialogo democratico.

A noi sembra la solita arroganza del potere che non vuole sentire ragioni e che non vuole mettere in discussioni decisioni già prese.

Non c’è niente da fare, sul tema della Grande Opera, ogni nostra apertura al dialogo sbatte contro un muro di mancate risposte, dinieghi, accuse e offese.

Non ci faremo intimorire e continueremo pazientemente la nostra battaglia, svilupperemo e motiveremo la nostra azione critica di difesa del territorio da quello che appare a tutti gli effetti urbanisticamente ed economicamente insensato.

L’integrazione e la valorizzazione delle capacità del territorio costiero dovevano essere alla base del progetto “Grande Opera” ma non sono mai state veramente né discusse né approfondite.

Come un fulmine a ciel sereno, senza alcuna discussione preventiva, sulla base di un “accordo di programma” particolarmente equivoco ed inconsistente, si è deciso di realizzare l’opera a Grottammare.

Non un parola di contributo, consenso o supporto è sinora giunta dai sindaci delle città vicine, né dalle forze politiche, sociali e sindacali territoriali. Anzi, tutti i protagonisti del Piceno sono stati colpevolmente esclusi da ogni confronto e coinvolgimento democratico per decidere, assieme, obbiettivi e funzioni dell’opera.

Stavolta il “teatrino della democrazia” così caro alla nostra maggioranza non può certo essere sufficiente a giustificare un opera così importante e strategica per tutto il territorio Piceno.

Le cosiddette “Assemblee Partecipative” che bypassano le istituzioni legittime della rappresentanza democratica per preferire il comodo e clientelare rapporto con qualche gruppo di rappresentanti di comitato di quartiere, non potranno mai giustificare un intervento così aggressivo ed insensato sul nostro territorio, né lo spreco di così importanti risorse per un progetto farraginoso, confuso e dall’incerto futuro. Il sindaco stesso ammette che il progetto, molto ambizioso, può presentare dei rischi, è una cosa ovvia visto che strutture di una tale portata non si sono mai realizzate in provincia.

Ipotesi di ipotesi di ipotesi. Solo ipotesi e tanto ingenuo e pericoloso ottimismo.

Ma davvero vogliamo mettere in concorrenza Grottammare con Rimini e il suo territorio integrato, con uno dei più grandi poli fieristici e congressuali d’Europa?

Ma se ormai tutti, anche a Roma o a Milano, fanno fatica a riempire spazi e megastrutture commerciali, fieristiche, di entertainment … ma di che parliamo ?…

E poi chi dovrebbe guidare tutto questo miracolistico sviluppo? Una Fondazione bancaria locale?

“Uniquique suum” recita il motto dell’Osservatore Romano, l’antica e autorevole testata vaticana.

“A ciascuno il so’ mesté” dice, più prosaicamente, un vecchio adagio popolare lombardo.

Che i Sindaci tornino a fare il “loro mestiere” di progettare e coordinare le politiche economiche del territorio, senza delegare ai privati lo sviluppo economico e sociale dello stesso.

E che la banca torni alla sua missione di “Banca del Territorio” e sostenga le istituzioni in progetti di sviluppo democraticamente ideati, discussi e condivisi.

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