Come definiresti questo progetto?
“Lo definirei con tre parole: ludico, didattico e ricreativo.
Ludico perché si gioca, didattico perché si impara qualcosa e ricreativo perché, oltre ad imparare, ci si diverte”.


In cosa consiste il tuo lavoro?

“Sono un clown e nei miei spettacoli uso la magia come pretesto per fare spettacolo. Come il giornalista deve scrivere articoli che interessino il lettore, io devo interessare chi guarda lo spettacolo. Cosa c’è di più bello del far stare bene le persone?”


Come ti è nata questa passione?

Ho iniziato a far l’animatore nei villaggi turistici e lo ho trovato molto divertente. Fare il clown è per me un modo per stimolare la ma creatività.
A 22 anni ho iniziato a giocare con tre palline, provando a fare il giocoliere. Sono stato tenace, anche se all’inizio ho incontrato delle difficoltà e questo mi rende orgoglioso”.


Dove hai imparato a farlo?

“Inizialmente da autodidatta. Nella mia vita ho sempre fatto teatro, già da quando avevo 12, 13 anni. Per diventare clown ho fatto uno scuola, che si trova a Barcellona: la Nci (Nuveau Clown Institute). Oltre a questa scuola ho fatto diversi corsi, anche se questo lavoro è giocoso nel farlo occorre impegnarsi”.


Come mai hai iniziato ad insegnare questa attività nella scuola?

“Perché imparare queste cose da bambini è più facile che farlo a 22, 23 anni, come ho fatto io. Iniziare già da piccoli ad interessarsi ad una cosa è meglio, si apprende più facilmente e si diventa più bravi”.


Ti piace lavorare con i bambini?

“Moltissimo, perchè i bimbi sono molto allegri e sorridenti. Sono vivaci ma la loro vivacità è uno stimolo per me, nel portare avanti questo pogetto con la scuola mi sono accorto che anche le maestre ci mettono l’anima e di questo le ringrazio. Colgo l’occasione per invitare tutti i lettori di Riviera Oggi allo spettacolo di fine anno della scuola Miscia, il 27 maggio al Concordia, a partire delle 21”.


Quale è la cosa che ti piace di più di questo lavoro?

“Questo lavoro mi permette di vivere la vita in allegria. Cerco di sorridere almeno un minuto al giorno; sorridere impegna 19 muscoli facciali, mentre arrabbiarsi ne impegna 60 circa. Invito chi legge a provare a sorridere per un minuto, se vi fa male il viso vuol dire che non siete abituati abbastanza abituati a sorridere, fatelo di più! Se riuscissimo a sorridere almeno un minuto al giorno la nostra vita sarebbe più bella”.


Sei mai stato timido?

“Sono sempre stato molto estroverso, ma nell’adolescenza mi rimproveravano per questo, così ho iniziato a chiudermi. Poi ho cercato di aprirmi di nuovo e ci sono riuscito grazie a queste attività”.

Quale è il tuo attrezzo preferito nella giocoleria?
“Preferisco la giocoleria aerea, cioè con oggetti in aria. Si può fare con diversi oggetti, purchè possano volare in aria”.


Dove si comprano gli attrezzi per la giocoleria?

“Molte cose le acquisto via internet, oppure ad Ancona o Pescara. Per imparare la magia consiglio di partecipare a delle convention di magia, o anche di giocoleria, durante le quali si possono acquistare oggetti”.


Hai mai sbagliato durante uno spettacolo?

“Un errore in uno spettacolo è un errore solo se lo spettatore se ne accorge. Se cade qualcosa si può per esempio fare finta di arrabbiarsi con l’oggetto caduto, distraendo chi ci guarda. Ci sono dei segreti di questo mestiere che non posso svelarvi”.


Avevi idee migliori per il tuo futuro?

“Da piccolo volevo fare il fotografo, infatti sono diplomato in fotografia, ma ora sono felice così. Ho fatto tantissimi lavori nella mia vita e tuttora a volte aiuto delle persone che conosco e faccio dei lavoretti, per esempio la settimana scrsa ho fatto il pittore in casa”.


Durante uno spettacolo hai mai incontrato una ragazza che ti piaceva?

“La mia attuale compagna era una spettatrice. Ci siamo innamorati così”.

Qualcuno ti aiuta nel tuo lavoro?
“I miei colleghi condividono i miei stessi ideali e sono come fratelli. Collaboro per esmepio la compagnia Clown Time,fanno clown-cabaret a Roma”.


Ti sei mai fatto male durante uno spettacolo?

“Una volta mi sono fatto un occhio nero. Un’altra volta mi sono rotto un piede, avevo uno spettacolo da fare e lo ho fatto con il gesso, e – come sempre – con il sorriso”.

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