Dal numero 988 di Riviera Oggi, in edicola.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il gioco delle parti è il gioco più bello che c’è. Perché quello che non sei oggi potresti esserlo domani, e viceversa. La commedia è sempre la stessa, ma il ruolo interpretato dai singoli attori cambia e si capovolge. L’importante è ricordarselo.

In caso di amnesia ci sono sempre gli archivi, fondamentali per rispolverare parole, gesti, polemiche, azioni. Il sindaco del 2014 era il leader dell’opposizione, dieci anni fa. Pronto a sferrare il colpo ad ogni occasione utile, o inutile.

Interviste a pioggia, interventi sferzanti, bizzarre proposte. L’esperienza di Giovanni Gaspari da capogruppo degli allora Ds è zeppa di lampi e apparizioni con l’unico intento di destabilizzare chi in quel momento era in cabina di regia. La storia non si fa con i se. Non si può quindi sapere come si sarebbe comportato qualora la giunta Martinelli si fosse trovata dinanzi ad una condanna in primo grado della Corte dei Conti e a due pareri negativi del Tribunale Amministrativo Regionale, con l’ultimo pronunciamento che ha dichiarato illegittima la delibera sull’equilibrio e l’assestamento di Bilancio 2013.

Bisogna allora affidarsi alla storia. Quello che sappiamo, ad esempio, è che nel 2004 proprio Gaspari inoltrò un ricorso alla Prefettura per ottenere spiegazioni in merito ad un Bilancio consuntivo che non era stato approvato nei termini di legge, fissati al 30 giugno.

Nemmeno un mese dopo, l’opposizione ebbe l’idea di schernire il centrodestra attraverso la stampa di un manifesto irriverente: “La Casa delle Libertà? Come quella del Grande Fratello. Decidi chi vuoi eliminare”. Si ironizzava sulle epurazioni di Cava, Camaioni e Ceneri: “Lo spettacolo che stanno dando alla città è senza precedenti. Speriamo di suscitare curiosità e che molti cittadini vengano ad assistere allo spettacolo che la maggioranza darà ai prossimi Consigli”. La legge del contrappasso Gaspari l’avrebbe subita due lustri dopo, quando l’emiciclo di Viale De Gasperi si sarebbe riempito sì di pubblico, ma per presenziare, in serie, alla frattura intestina ed insanabile con Marco Curzi, Loredana Emili e Sergio Pezzuoli.

Capitolo numero legale. L’attuale sindaco e l’intera coalizione condannano l’ostruzionismo del Pdl? Tranquilli! Il metodo veniva benedetto nella vita precedente: “Se alle amministrative del 2001 la maggioranza era formata da 20 persone e ora si fatica a concludere un’assise un motivo c’è”, osservava il leader dei Democratici di Sinistra. “Noi intendiamo liberare la città dalla presenza di un soggetto incapace  e dannoso. Mai garantiremo il numero, faremo iniziare le assemblee, però in caso di mancanza del quorum usciremo dall’aula con l’intento di bloccare il giochetto della seconda convocazione”. E a chi gli rimproverava lo scherzetto, ribatteva: “Noi facciamo il nostro gioco. E’ la maggioranza che deve garantirsi il regolare svolgimento dei lavori”.

Il Gaspari pre-sindaco mostrava un’altra faccia, pure con i Comitati di quartiere. Invisi adesso, amati ieri. Tanto da spingerlo ad un’appassionata difesa pubblica nei confronti di Patrizia Logiacco, all’epoca alla guida del Paese Alto e ai ferri corti con Martinelli. “Negli ultimi tempi – scriveva – non riesco più a capire cosa stia accadendo. Non c’è giorno in cui aprendo il giornale non si legga di una polemica tra un Comitato e l’amministrazione. Questo evento in sé potrebbe non essere negativo, ma le risposte che il primo cittadino e la sua giunta danno sicuramente lo sono. La destra che governa la nostra città accetta solo chi la pensa nello stesso modo. Anzi, questi amministratori dopo una loro latitanza nei confronti dei quartieri che dura da anni, hanno pensato e annunciato che sarebbe il caso di sostituirli con le Circoscrizioni, perché forse, loro sperano, potranno essere in sintonia politica con loro. Al comitato Paese Alto diciamo di non demoralizzarsi: il bene della città è superiore alle angherie di una amministrazione di passaggio”.

Negli anni in Riviera è mutato il colore politico, così come le convinzioni di Gaspari: “La Conferenza dei presidenti dei Comitati di Quartiere? Non esiste ai sensi del regolamento comunale”.

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