SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Avanti a testa bassa, contro tutto e tutti. Ma con al fianco una maggioranza che continua a seguire le sue direttive.  Giovanni Gaspari non si arrende e nella giornata che ha visto l’annullamento della delibera sull’assestamento di Bilancio ad opera del Tar mostra i muscoli, almeno a parole.

All’assemblea degli iscritti del Pd (si discuteva di Italicum, nulla di più lontano dall’attualità locale) ha preso la parola per pochi minuti. Ai venti presenti avrebbe confidato ottimismo nel ricorso al Consiglio di Stato, contestando a sua volta l’atteggiamento del Tribunale Amministrativo.

Parso teso e tirato, il sindaco si sarebbe comunque consolato grazie all’appoggio incondizionato dei democratici, pronti a giustificare l’operato amministrativo e a scaricare le responsabilità sull’operato della segretaria generale del Comune.

Nel Pd è crescente la schiera di quelli che ritengono Fiorella Pierbattista la responsabile del pasticcio relativo alla seconda convocazione, avvenuta con meno di ventiquattr’ore d’anticipo.

La tesi più gettonata è quella di una leggerezza di poco conto che non può essere pagata col massimo della pena. Il tema verrà ripreso in occasione di un’Unione Comunale ad hoc, prevista per la prossima settimana, quando il primo cittadino riferirà probabilmente pure l’esito degli appuntamenti in Prefettura e al Ministero dell’Interno.

Il Consiglio del 30 novembre si svolse, come detto, in seconda seduta. Per molti si trattò di un escamotage per approfittare dell’abbassamento del numero legale necessario per avviare i lavori (sceso da quota 13 ad 8), data l’assenza del ‘verde’ Andrea Marinucci.

La giunta giustificò il comportamento tirando in ballo il Governo, che solo il giorno prima aveva comunicato le indicazioni relative al provvedimento della mini-Imu. Peccato però che un documento finanziario sostitutivo fosse già pronto da quasi una settimana. Il contenuto avrebbe consentito la quadratura dei conti a prescindere dalle decisioni dell’esecutivo di Enrico Letta, con la copertura garantita dall’applicazione massima delle aliquote a danno delle attività produttive.

Qualora fosse andato in assise, il centrosinistra avrebbe rischiato di trovarsi accerchiato da commercianti ed imprenditori per un atto impopolare, che tuttavia avrebbe potuto prevedere variazioni nelle settimane a venire.

Gli autogol attribuiti alla segretaria furono due: convocare il civico consesso con un preavviso di 22 ore e 55 minuti (oltretutto ammettendo candidamente la leggerezza) e considerare l’assestamento di Bilancio una delibera come tutte le altre. Si trattò invece di un’integrazione dell’ultimo momento, che in quanto tale necessitava di 13 presenze e non di 8. La singolarità della situazione ingannò anche l’assessore alle Finanze Fabio Urbinati, a testimonianza di una gaffe diffusa.

“Il problema dell’Imu investiva tutti, non solo San Benedetto”, ricorda Loredana Emili. “Se le regole diventano una questione fumosa significa scendere in basso. Il Pd ha preso una china preoccupante. Il sindaco grida al complotto? Ci mancava solo questa: ora le somiglianze con Berlusconi ci sono tutte. Gaspari vada a casa”.

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