SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nessuno è infallibile. Nemmeno i Cinque Stelle, che sbagliano il conteggio relativo al numero legale e, in tandem con Marco Calvaresi, salvano l’amministrazione Gaspari.

Un Consiglio senza botti all’ordine del giorno, ma che avrebbe comunque generato un terremoto politico e riacceso i fari sul ruolo del presidente dell’assise, considerata anche l’assenza del democrat Gianluca Pasqualini, annunciata nei giorni precedenti a qualche compagno di partito.

Giovanni Marucci ha invece portato a quattordici le presenze nell’emiciclo, una in più di quelle necessarie per poter dare il via ai lavori. “Credevo che fossimo già in seconda convocazione e che il numero legale fosse sceso a 8. Non è stato un gesto voluto”.

L’errore nasce da un malinteso legato all’orario d’inizio del civico consesso, fissato per le 9. La partenza alle 10 rientrava infatti all’interno di un’abitudine consolidata, che consente di attendere 60 minuti prima dell’appello ufficiale. “Qualora fossi stato decisivo mi sarebbe dispiaciuto far saltare un Consiglio che ospitava una mia mozione”. Il punto, approvato all’unanimità impegna il sindaco e la giunta a sollecitare il Parlamento e il Governo ad individuare una soluzione definitiva al problema del tagli dei servizi di pulizia e sorveglianza nelle scuole attraverso la graduale assunzione diretta degli ex – LSU da parte del Ministero dell’Istruzione, accompagnata dai prepensionamenti per chi è vicino alla pensione che consentirebbe di conciliare le esigenze di risparmio con il pieno mantenimento dei livelli occupazionali e salariali dignitosi.

Il Consiglio era cominciato con l’interrogazione di Emili e Pezzuoli. Gli ex dissidenti del Pd hanno chiesto di conoscere, alla luce dell’indagine ispettiva svolta nel 2006 dal Ministero dell’Economia e Finanze, il comportamento assunto dall’amministrazione in tema di recupero delle somme che sarebbero state indebitamente versate ad alcuni dipendenti, considerata una prima fase di pronunciamenti giudiziari sfavorevoli per il Comune e dell’affidamento delle cause a professionisti esterni. Nell’articolata risposta del sindaco, si sono ripercorse le tappe della vicenda, nata nel 2006 a seguito di una relazione di un ispettore del Ministero dell’Economia che rilevava come ad alcuni dipendenti fossero state erogate somme non dovute. Tale relazione è poi stata oggetto di attenzione da parte della Corte dei Conti che ha chiesto notizie su come l’ente intendesse recuperare il denaro.

“Il Comune – ha puntualizzato Gaspari – ha doverosamente attivato dapprima una procedura di recupero attraverso lo strumento dell’ordinanza ingiunzione, a costo zero, che però in sede di giudizio dinanzi al Tribunale del lavoro proposto dai dipendenti destinatari è stata giudicata inidonea allo scopo, e poi attraverso una serie di azioni legali per le quali sono stati spesi circa 58 mila euro. Non era possibile affidare le cause al legale interno in quanto anch’esso interessato dai provvedimenti di recupero e quindi incompatibile. Nella fase attuale abbiamo recuperato 45 mila euro, sia attraverso transazioni bonarie sia attraverso pronunciamenti giudiziari di cui non si conoscono ancora i dettagli essendo stati emessi pochi giorni fa”.

Nessuna opposizione infine all’ordine del giorno di Pierfrancesco Morganti in cui si chiede di studiare meglio la misura del fermo biologico della pesca. Al documento hanno già aderito Confcommercio, Confesercenti, Asimprese, Associazione Albergatori e Cna sezione nautica. La tesi è che la prossima estate si potrebbe evitare il fermo trovando vie alternative per dare riposo alle risorse ittiche, assicurando invece disponibilità di pesce fresco. “Questo tipo di fermo biologico non ha dato i risultati sperati ed è opportuno individuare periodi più utili insieme agli operatori della pesca e alle associazioni di categoria”, ha osservato l’assessore Fabio Urbinati.

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