Renzi e Grillo. Senato da chiudere, Province da riordinare (per il M5S sarebbero da eliminare), raggruppare i piccoli comuni con conseguente diminuzione del numero dei sindaci. Tutte belle cose ma ritengo quest’ultimo provvedimento il primo obiettivo da raggiungere. La mia personale soglia (per quello che vale!) sarebbe di 100 mila abitanti ma non si arriverà a tanto. A tal proposito mi viene da ridere su un aspetto che inquadra molto bene il momento politico (non nuovo) che sta vivendo l’Italia: salire sul carro vincente alla faccia di quanto si è detto e predicato prima che il carro si rivelasse tale.

Il carro è chiaramente Renzi ma il punto è un altro: il dopo, una volta saliti sul carro si condivideranno anche le sue intenzioni? Vedi per esempio il giovane sindaco di Monteprandone, Stefano Stracci renziano super convinto che sta facendo dell’intraprendenza e dell’impegno per la città di San Giacomo il suo cavallo di battaglia.

Un sindaco che, non si sa se per convenienza o per convinzione, è stato sempre contrario all’eliminazione dei Comuni più piccoli “Guarda – mi disse qualche mese fa- che in Francia, in Germania i Comuni sono piccoli e molti di più di quelli italiani, lì questo problema non se lo pongono, chi lo dice lo fa solo per fare populismo, per demagogia”. Adesso che lo dice Renzi, lo rinnegherà e scenderà dal carro ove è salito con grande convinzione?

Ho fatto l’esempio di Stracci ma in Italia sono tanti i sindaci che la pensano (o la pensavano) come lui. Chi ha piacere ad eliminarsi come sta succedendo ai senatori? Il simpatico ed intelligente primo cittadino monteprandonese troverà sicuramente le parole per spiegarmi che sono in errore ma l’impresa non la vedo facile.

È questo però solo un particolare dei motivi che mi hanno spinto a scrivere questo DisAppunto. In tante altre situazioni Renzi e Delrio troveranno ostacoli che sono naturali nei Partiti tradizionali senza distinzioni ma in particolare nel Pd che si è retto (e vorrebbe continuare a farlo) sul clientelismo e quindi sul mantenimento di strutture nelle quali si entra, non per fare gli amministratori della cosa pubblica ma per iniziare una carriera che, per essere garantita a tutti (o quasi) ha bisogno di poltrone, poltroncine, poltroncelle. Più ce ne sono e più possibilità ci sono per sistemarsi e fecondare il becero clientelismo elettorale che è alla base di tutti i mali nazionali, regionali, provinciali e comunali.

Renzi non mi convince perché mi da l’impressione di un uomo che predica bene pur sapendo che non razzolare male sarà impossibile. Le sue idee (se non sono figlie di un micidiale opportunismo) infatti vanno in senso contrario a quello storico delle vecchie generazioni democristiane, socialiste e comuniste che sono alla base del suo Partito. Come può pensare, quindi, di modificarlo dal suo interno, dove il problema è anche culturale: guardate le persone che ‘partorisce’ nei Comuni, nelle Province, nelle Regioni e nella Nazione e rendersene conto sarà facilissimo.

Se fosse Renzi come spero e non Fonzie capirebbe che il merito di chi viene eletto è vicino allo zero per colpa di quegli elettori che continuano a votare solo per convenienza personale e non per convenienza comunitaria chi, pur di prendere voti, venderebbe anche la propria mamma. Gli stessi che oggi dovrebbero appoggiare i suoi proponimenti, finti o veri che siano, che vanno nel senso totalmente opposto ai motivi per cui si sono dati alla politica.

Mi fa pensare che sia più Fonzie che Renzi il fatto che, sulle ali del consenso, non abbia formato un nuovo Partito come ha fatto, per esempio, Beppe Grillo. La differenza tra i due è proprio lì: Renzi ha scelto la strada larga confidando appunto nei voti che i componenti del Pd si  accaparrano senza scrupoli, Grillo quella stretta che però potrebbe improvvisamente allargarsi se la rivoluzione Renzi facesse flop.

Mi spiego meglio: nel Movimento 5 Stelle la selezione dei candidati si basa sulla volontà di perseguire un vero cambiamento con le naturali eccezioni (umane!) di chi ,una volta raggiunto l’obiettivo, si fa ‘convincere’ dal demonio-denaro rinnegando il ‘giuramento’ fatto in campagna elettorale. Con la differenza che Grillo li caccia a costo di perdere pezzi mentre Renzi non può perché coloro che lo dovrebbero supportare sono in gran parte figli di una scelta fatta per fare carriera senza averne i meriti necessari e in qualche caso per arricchirsi: non credo infatti che gli scandali siano solo quelli che si scoprono.

Insomma l’impresa è ardua sia per Renzi sia per Grillo, i quali però (se Renzi non è Fonzie e Grillo non è più solo un comico) insieme per quello che dicono si accaparrerebbero i consensi del 70% dell’Italia, cioè della parte sana della nazione. Compresi gli astensionisti. Impresa impossibile perché il loro ego è probabilmente più forte del traguardo che entrambi dicono (o fanno credere!) di voler raggiungere.

Un’utopia vedere insieme i due leader che si avvicina molto al pensiero di Pier Luigi Bersani (che però, secondo me, non ha il dna giusto nè la statura dello statista per realizzarlo) che vorrebbe meno personalismi (che in effetti potrebbero rivelarsi pericolosi), più fatti e meno uso dell’arte della parola per la quale una parte di italiani sono maestri egoisti sfruttando la realtà che molti loro connazionali sono pesci che abboccano ad ami senza esche. Per convenienza ma anche per ingenuità.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 419 volte, 1 oggi)