SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Guerra aperta ai locali della movida. “Si lavori per la ricerca di nuove norme o strumenti urbanistici che vietino l’apertura di strutture con un numero superiore a 99 utenti in prossimità di abitazioni e consentano, di converso, l’apertura di attività adeguate alle necessità turistiche della città in zone idonee”. Lo chiedono i Comitati di Quartiere cittadini nella lettera protocollata giovedì mattina in Municipio da Pierfrancesco Troli.

Tra i destinatari, oltre al sindaco e al Prefetto di Ascoli, sono stati inseriti i Comandi della Polizia Municipale, della Polizia di Stato, dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco e della Guardia di Finanza, l’Arpam, l’Asur e il dirigente del settore Sviluppo del Territorio del Comune.

“Troppo spesso – si legge nel documento – le azioni criminali, i danneggiamenti, le minacce rivolte ai residenti e la maleducazione di chi frequenta i locali sono la causa di liti tra le parti in causa. La protesta degli abitanti è rivolta quasi soltanto ed esclusivamente ai comitati di quartiere cittadini, da anni vicini ai residenti nel riuscire a risolvere tale problematica, con la preghiera di inoltrare, attraverso loro, una richiesta collettiva alle istituzioni del territorio al fine di lavorare insieme ad una soluzione condivisa che tuteli i diritti di tutti. Le misure messe in campo da questa amministrazione e da tutte le altre istituzioni, purtroppo, non si sono rivelate sufficienti ad arginare un problema che ormai ha raggiunti picchi inauditi ed impensabili”.

Se la delocalizzazione del divertimento è stata a più riprese avanzata da Gaspari come soluzione a lungo termine della problematica, questa però non può essere imposta, in virtù delle liberalizzazioni varate dal pacchetto Bersani del 2006, che ha previsto l’abolizione delle Commissioni comunali e provinciali per il rilascio della licenza necessaria all’apertura di un esercizio pubblico. Un atto che ha privato gli enti del potere della programmazione territoriali, con l’impossibilità di pianificare lo sviluppo della città.

Meglio allora abbassare il tiro, puntando sui pattugliamenti nei giorni a rischio. “Chiediamo che vengano attuate e applicate le tante norme vigenti ma troppo spesso disattese in materia di conformità e agibilità per ciò che concerne le licenze in possesso dei vari locali; che venga svolta un’attività di verifica e rispetto dei luoghi di somministrazione, delle emissioni sonore e per tutto quello che riguarda le autorizzazioni e gli orari per i fuochi pirotecnici; che sia messa in atto una campagna severamente punitiva verso chi viene trovato a trasgredire la legge contro la vendita di alcolici ai minori; che si svolga un’opera di controllo per ciò che riguarda le dotazioni di servizi igienici adeguati, la permanenza di persone fuori dei locali e quindi l’occupazione di suolo pubblico, la regolarità della sosta degli automezzi degli avventori e, infine, che si mantenga al massimo il decoro urbano e di conseguenza si riescano a prevenire gli atti vandalici e gli schiamazzi notturni”.

Motivi per i quali i Comitati spingono per poter partecipare ad un incontro in cui potersi confrontare con gli enti e le istituzioni preposti al controllo e alla sicurezza “per poter meglio riferire i disagi percepiti e ricercare insieme sistemi efficaci per la risoluzione dei problemi”. Non solo: “Si chiede di poter testimoniare direttamente lo stato di difficoltà in cui vivono i residenti mediante un sopralluogo nei luoghi e nelle ore calde della notte”.

L’ultimo episodio di teppismo in ordine di tempo risale allo scorso week-end. In Via Palestro, un gruppo di ragazzini muniti di bastone hanno sfondato il portone di un magazzino. “La famiglia che abita a fianco si è barricata in casa per la paura”, riferisce Troli. “Alle otto del mattino dopo ha contattato la Polizia, che ha raccolto la denuncia”.

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