Giunto a campionato in corso, si è fatto subito voler bene conquistando la stima di tutti. Francesco Errico incanta per la sua resistenza: battagliero finché l’arbitro non fischia la fine delle ostilità. Nel circuito del rettangolo verde, è sempre sulla corsia di sorpasso: infuoca l’out di sinistra sgommando tra i tacchetti avversari. I suoi assist rintronano come i rintocchi di una campana: puntuali e intonati da far cantare di rabbia le difese avverse.

Fino a novembre vestivi la maglia del Monticelli, poi il mercato di riparazione ti ha portato a Porto d’Ascoli. Cosa ti ha convinto?
“Ho accettato Porto d’Ascoli per la stima che nutro nei confronti di mister Filippini. In poco tempo ho capito che in questo ambiente con questa società e questo gruppo c’erano tutte le condizioni per far bene”.

Quanto è stato difficile, o se lo è stato, inserirsi in un gruppo così consolidato?
“A dire il vero non conoscevo quasi nessuno dei miei attuali compagni di squadra se non da avversari in campo quando giocavo a Monticelli. Mi hanno accolto subito benissimo facendomi sentire uno di loro fin dai primi giorni. Trovare uno spogliatoio così unito è difficile ma ti garantisco che quello nostro è uno spettacolo”.

Arrivare da una società che insegue ad una società inseguita, come cambia la mentalità?
“Si respira più serenità negli allenamenti. Il giorno stesso della partita lo si affronta con la giusta tensione agonistica ma senza esagerare perché abbiamo la consapevolezza che sono gli altri a doverci inseguire e non viceversa”.

Questo Porto d’Ascoli ha una corazza di ferro: soffre e sa mordere al momento giusto. Il derby vinto con il Monticelli docet.
“Questa squadra è composta da un gruppo di ragazzi esemplari. In ogni allenamento c’ è impegno e dedizione da parte di tutti. Il mister vuole che ci alleniamo a tutta per poi arrivare al sabato e andare con una marcia in più rispetto all’avversario. Con il Monticelli è stata una vittoria meritata e voluta come il resto delle partite vinte fin qui. Avanti così”.

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