CUPRA MARITTIMA – L’antico castello di Sant’Andrea da un paio di settimane è sui giornali, causa gli smottamenti che hanno coinvolto l’area in cui è situato. I cittadini cuprensi vedono oggi questo meraviglioso pezzo di storia più che altro come un’ingente fonte di spesa pubblica, ma le curiose vicende gravitanti attorno a questo manufatto si verificano già da diversi lustri.

Fino al termine del secolo scorso, il rudere, congiuntamente all’area di sedime, era di proprietà dell’istituto Diocesano Sostentamento del Clero. L’Archeoclub di Cupra Marittima, tramite l’amministrazione comunale dell’epoca (1999), si mostrò interessato a un suo eventuale acquisto, al costo effettivo dell’intero complesso.

Sempre nello stesso periodo però, si verificarono principi di erosione, obbligando l’amministrazione a dichiarare immediatamente la messa in sicurezza della zona circostante.

L’ex sindaco di allora Gaerano Brutti, data l’ingente spesa che avrebbero richiesto i lavori di conservazione, rinunciò all’acquisto del castello anche in seguito ad un’esigua offerta da parte della diocesi.

Tale offerta tuttavia, fu accolta a settembre del 2000 quando l’amministrazione che succedette, con la delibera n.166, acquistò al prezzo complessivo di 1.000.000£ l’antico edificio, essendo già a conoscenza che la spesa per il recupero avrebbe raggiunto in totale la cifra di 788.812.000 £.

Oggi il cittadino cuprense si sente giustamente coinvolto in prima persona a riflettere sul peso complessivo di questo cimelio; non solo culturale, ma anche economico.

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