SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un ordine del giorno rimasto lettera morta. Approdato il Consiglio lo scorso 18 dicembre, il documento in sostegno del magistrato Nino Di Matteo non ha avuto seguito, nonostante fosse stato sposato dall’intera assise.

Impegnato nel processo relativo alla presunta trattativa tra Stato e Mafia, Di Matteo era stato vittima di minacce da parte di Totò Riina. Motivo per cui l’esponente dei Cinque Stelle, Riego Gambini, si era reso artefice della proposta: “Le istituzioni si devono stringere intorno ad un servitore dello Stato che mette a repentaglio la sua incolumità per i valori di giustizia e di contrasto all’illegalità che rappresentano la base della convivenza civile e democratica”.

Ma dopo oltre due mesi, lo stesso Gambini – che nel frattempo ha passato la staffetta al neo consigliere Giovanni Marucci – ha scoperto che quell’iniziativa, seppur simbolica, si è persa mestamente per strada.

Nell’odg, oltre ad invitare gli organi competenti a rafforzare al massimo la scorta si protezione al magistrato, si invitava la giunta Gaspari a trasmettere il materiale al Procuratore Capo di Palermo e al magistrato Nino di Matteo, al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di Grazia e Giustizia e degli Interni.

Una settimana fa abbiamo contattato gli uffici per sincerarci dell’invio della lettera e non ne sapevano nulla. La segretaria generale cadeva dal pero. Lo consideravo un gesto politico importante in sostegno ad una persona che aveva subito degli attacchi gravissimi. Pare un tema leggero, ma così facendo si ridicolizza il ruolo del Consiglio Comunale”.

A questo punto la pezza potrebbe essere peggio del buco: “Qualora spedissimo oggi un atto del 18 dicembre, che figura ci faremmo?”

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