SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di seguito Gino Troli ricorda la zia Francesca con parole molto toccanti.

Un ricordo di Zia Francesca

È scomparsa Francesca Troli. In via Mentana era un pezzo di storia della città. Una sambenedettese all’antica che vedeva la via, dove era vissuta quasi tutta la vita, perdere via via i suoi connotati di centro storico, in cui la convivenza tra le famiglie avveniva fuori dalle porte, sulla strada, seduti sull’uscio a raccontarsi le vicende comuni, i sogni e le paure di una vita in salita di persone che basavano il loro bilancio sul lavoro in mare o in terra, sempre dignitoso.

Francesca discendeva da una stirpe di pesciaroli che fin dal ‘700 avevano intrapreso quest’attività su carretti trainati da cavalli arrivando in Umbria e nel Lazio per raggranellare ciò che poteva bastare per vivere. L’archivista comunale Peppe Merlini ha ricostruito questa lunga storia, individuando nei Troli una specializzazione plurisecolare.

Ma torniamo a Francesca e alla sua difesa strenua della sua via invasa da masse notturne poco rispettose, sia della identità del centro storico che dei diritti delle persone che vi abitano. Una notte si ritrovò dei ragazzi ubriachi che erano entrati nella sua cucina al pianoterra penetrando nella sua porta, perché la gente del centro era abituata a tenere la chiave sulla porta, ma il mondo era cambiato, e violare un domicilio non era più un tabù.

Si è battuta molto per preservare questa via storica da una modernità male intesa dove la notte era diventata il giorno, dove le abitudini distorte di giovani e gli interessi commerciali erano diventati la regola e la normalità un eccezione. Tempi i nostri che hanno perso il senso del limite e i figli navigano nel mare della indifferenza che qualcuno chiama apertura dei costumi.

Quella saggezza antica si scontrava con la tendenza a lasciar fare, a smussare, a permettere: non abbozzava e diceva la sua a giornalisti e a televisioni. Questa era la sua personalità e non voleva mai cedere. Solo ai gatti cedeva. Nutriti da lei per cinquant’anni al porto, con la sua bicicletta fino a pochi mesi fa, con ogni tempo e fino a quando la sua salute glielo ha permesso a 85 anni. E i piccioni e i cani, nessun animale doveva soffrire per lei e le “bestie”,così le chiamava, le restituivano, aspettandola con riconoscenza, questa sua devozione al compito di “non farle morire”.

Ora Francesca non c’è più e si sono visti tanti gatti girare intorno al cimitero dopo il suo funerale. Sembravano chiederle, in silenzio e con passo felpato, di ritornare in Via Mentana a cucinare per loro. Forse farà scendere dalle nuvole piogge di crocchette. Ciao Francesca, non ci dimenticare, non ti dimenticheremo.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 552 volte, 1 oggi)