Inizio a leggere un articolo sul Corriere.it di Maria Teresa Meli e penso, invece, di star leggendo qualcosa di molto simile ad una cronaca dell’Istituto Luce di qualche decennio addietro. Qui l’articolo. Di seguito il testo: i passaggi in corsivo sono i nostri. Si prega, per una corretta interpretazione, di leggerli con voce altisonante e grondante di retorica. La parte sottolineata richiama alla prescia già sottolineata malamente dal concittadino acquisito dell’attuale presidente del Consiglio, Diego Della Valle.

ROMA – Matteo Renzi non è abituato a tanti giri di parole, né a prenderla alla lontana. Lui, i problemi, in genere, li prende di petto, se non altro perché così li sbriga prima. O, quanto meno, si fa un’idea di quello che potrebbe accadere e si prepara a recuperare i danni o ad arginarli: «Soldi in cassa non ce ne stanno, è inutile che ci prendiamo in giro. E i risultati della spending review rischiano di arrivare tardi rispetto alla data che ci chiedeva l’Europa».

LE RIFORME – L’uomo è fatto così, non accuserebbe mai direttamente Enrico Letta di aver tardato e di non aver rispettato i tempi dettati dell’Europa, anche se così è, e se questo rinvio secondo il premier si abbatterà sul suo governo e non su quello precedente. Però non vuole deflettere dal suo obiettivo. Si è dato delle scadenze, di cui ha avuto modo di parlare con Pier Carlo Padoan solo velocemente per telefono, e vuole arrivare fino in fondo. Con i suoi Renzi non riesce a nascondere la verità. Non può far finta che la situazione ereditata dal governo precedente non esista. «Perché dovrei fare un esercizio di masochismo puro?», è la domanda provocatoria che si rivolge in questi giorni e che, soprattutto, rivolge a quelle corporazioni che non ha mai amato e con cui, prima o poi, sarà costretto a confrontarsi. I soldi, secondo il presidente del Consiglio «non si trovano certo aumentando la pressione fiscale». E il fatto che Padoan «non sia un rigorista» non gli dispiace affatto. I fondi, secondo il premier, bisogna trovarli dalle «riforme che l’Europa ci chiede». Anzi, che «ci ha gia chiesto e di fronte alla quali non «possiamo più indugiare». Solo quelle che ci daranno «l’energia per andare avanti, altrimenti….». Altrimenti il rischio è che tutta l’imprenditoria italiana si ritiri e si allontani. «Perciò – dice e ridice Renzi – bisogna fare presto, prima che arrivi lo tsunami. Questa è la ragione per cui dobbiamo fare sul serio».

GLI OBIETTIVI – Il presidente del Consiglio ha due obiettivi chiari in mente: «Abbassare le tasse sul lavoro e contenere la spesa pubblica. Anzi, se è possibile abbatterla». Perché questo è, non da ora, un pallino del segretario del Pd, a cui sta lavorando alacremente, cercando di convincere anche la sparuta compagine lettiana, per far capire al popolo del Partito democratico come la pensa, rassicurare l’alleato sulle sorti dello scrutinio elettorale e della sua legislatura. «Io – confida li premier ai fedelissimi – penso sul serio che un governo di legislatura ci convenga. E non lo dico per prassi, per rassicurare gli alleati come quelli del Nuovo centrodestra o per assicurarmi dei voti in Parlamento».

GOVERNO DI LEGISLATURA – E ancora: «Io penso sul serio che sia necessario un governo di legislatura. Prima non si poteva fare perché eravamo di fronte a un esecutivo paralizzato per tanti motivi, con un premier inidoneo, non per colpa sua, con una compagine che riusciva ad andare avanti, e che procedeva solo se galleggiava e se non muoveva niente. Per noi è l’esatto contrario. E quindi o acceleriamo subito, o sono guai. Noi non solo possiamo, ma dobbiamo». Parola, anzi, parole di presidente del Consiglio. E nella mente di Renzi sono tante le rivoluzioni da fare. Una per tutte. Da pronunciare sottovoce per non creare il panico: sostituire i direttori generali dei ministeri, i responsabili delle strutture burocratiche. «Bisognerà sostituirne un bel po’», dicono i renziani. «Letta non lo ha fatto e non poteva farlo», mormora il presidente del Consiglio. Il suo non è un atto d’accusa. Piuttosto una constatazione. «Banale», dicono i suoi e aggiungono: «Ma essenziale, perché non abbiamo tempo da perdere e nel puzzle delle spese da ridurre c’è anche questo tassello». Per dirla alla Renzi «tutto è indispensabile pur di arrivare a maggio con la riduzione delle spese e quindi con la possibilità di ridurre le tasse».

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