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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riviera Oggi rilancia l’inchiesta sulla discarica al quartiere Agraria. Da anni giacciono rifiuti di ogni genere pericolosi per la salute pubblica, nell’indifferenza delle autorità. Quella che segue è una breve cronistoria, resa possibile dall’attività di ricerca di Peppe Giorgini, attivista del Movimento Cinque Stelle di San Benedetto.

1998: Nell’agosto del 1998 avviene la prima iscrizione alla camera di commercio della Ecolegno Picena Srl che userà poi la denominazione di Piattaforma Ecologica. L’azienda, iscrizione n.100 del registro della Provincia, si occupa di recupero di rifiuti “non pericolosi”e ha sede in Via Val Tiberina 148 su un’area di proprietà del Consorzio Formula ambiente con sede a Forlì.

2000: Il 17 gennaio la Provincia revoca la licenza della suddetta Ecolegno Picena Srl per, si legge dai documenti, “insufficiente versamento dei diritti di iscrizione per gli anni ’98 e ’99 e per la mancata presentazione dei certificati analitici dei rifiuti avviati al riciclo”, il 24 marzo dello stesso anno però lo stesso ente revoca la sospensione per avvenuta integrazione dei versamenti e dei certificati.

2002: La Ecolegno viene rilevata dalla Netturbà Srl che nell’estate 2003 chiede il rinnovo della concessione alle attività di smaltimento oltre a una integrazione per altre tipologie di rifiuti, la risposta della Provincia, il 3 novembre dello stesso anno è affermativa.

2004: Il 5 marzo, a seguito di un controllo, l’ente provinciale sanziona la Netturbà per irregolare tenuta dei registri societari. Qualche giorno più tardi, a seguito di una probabile richiesta di ampliamento e modifica della struttura da parte della stessa ditta, il comune di San Benedetto indice una serie di conferenze di servizi, tutte di esito positivo che portano, l’8 novembre dello stesso anno, all’emissione, da parte della Provincia, di un’autorizzazione alla “messa in riserva, recupero e deposito preliminare di rifiuti speciali non pericolosi e di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata” con l’obbligo per la Netturbia di fornire semestralmente il riepilogo dei rifiuti in ingresso, ordinati per provenienza.

2006: L’attività della Netturbà viene sospesa per atto della provincia e nel 2008 il nucleo ecologico dei Carabinieri diffida la stessa all’adempimento di alcune disposizioni riguardanti il trattamento illegale di alcune tipologie di rifiuti comunicando l’imminente avvio del procedimento di sospensione che, dopo alcune proroghe, diventa effettivo nell’aprile del 2009.

2009: A giugno 2009 la Provincia di Ascoli Piceno intima la Piattaforma Ecologica a provvedere a una serie di adempimenti, pena la revoca dell’autorizzazione, tra i quali: il versamento di una cauzione di 585 mila euro, il ripristino della legalità di determinati rifiuti e la comunicazione dell’avvenuto smaltimento dei rifiuti trattati in maniera illegale. Nel frattempo però, nel novembre 2009, la società vede aprirsi la procedura fallimentare da parte del tribunale di Ascoli e quindi alla Provincia non rimane che disporre la revoca dell’autorizzazione oltre che la richiesta, al comune di San Benedetto, di emettere un’ordinanza sindacale volta alla rimozione e smaltimento dei rifiuti giacenti nei luoghi oltre al ripristino dello stato degli stessi.

2011: Nei primi mesi del 2011 si è dato il via alla rimozione di una parte dei rifiuti accumulati spasmodicamente nel 2009, ovvero nei mesi appena precedenti l’apertura della procedura concorsuale ai danni della Piattaforma, ma, nonostante ciò, successivi sopralluoghi hanno dimostrato la presenza di rifiuti infiammabili o, come nel caso del potassio persolfato e di resine a scambio ionico, altamente pericolosi.

Da allora i procedimenti penali e civili a carico dei responsabili proseguono ma realisticamente i tempi di ripristino della sicurezza ambientale in quell’area appaiono ancora piuttosto lontani.

 

 

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