SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ impossibile non accorgersi di come la sede del parlamento italiano sia diventata da poco una specie di centro ricreativo. Non tanto per le scene da bar a cui abbiamo assistito ultimamente – tafferugli in aula, battibecchi fra leader politici – quanto per i modi non convenzionali con cui è possibile accedervi. I tre leader più in vista in questo periodo si sono introdotti in questo edificio, chi in modo stabile chi momentaneo, ma certamente non dal portone principale, vista la mancanza di legittimità di ciascuno di essi.

Partiamo dal giovane sindaco fiorentino. Lui per entrare a Montecitorio fa uso di un oggetto che apparentemente parla da sé, la scala. Da sempre simbolo di salita, di ascesa vertiginosa al successo, la scala è servita a Renzi a salire fino ai piani più alti dell’edificio per introdursi poi dalla finestra; tuttavia molti dimenticano che la scala ha un intrinseco legame anche col concetto di discesa, di sfortuna o addirittura di caduta. Infatti nel medioevo, a chi utilizzava la scala di legno per superare le mura di cinta nemiche, venivano facilmente procurate cadute rocambolesche, ma non è necessario tornare fino al medioevo per capire questo concetto, basta ricordare cosa è successo a Letta qualche giorno fa.

L’ex comico pentastellato, non avendo alcuna carica ha escogitato un altro modo per entrare . La sua rabbia coreografica, la sua polemica ad oltranza gli hanno permesso di fare il suo ingresso trionfale a Montecitorio, anche se per un breve periodo, sfondando direttamente il muro esterno. Questo perché, escludendo l’intento di un improbabile dialogo, il monologhista per eccellenza ha puntato più al rumore che avrebbe fatto la sua presenza, più ai calcinacci che avrebbe lasciato, che al silenzio del costruire politico; del resto non possiamo immaginare una lunga carriera sostituita da una semplice carica politica.

Infine dobbiamo tornare al vintage, al circolo vizioso di chi stavolta non punta più a fare carriera, a chi invece, essendosi posto sempre da solo in cima, ha omesso di creare una lista di possibili successori. Berlusconi ovviamente, abituato al verticismo della sua vita lavorativa e politica ha dovuto fare i conti con la fine di un’epoca, fra sentenze e sfiducia, ed ora sembra il padre pensionato che sente di dover tornare a lavorare perché i figli non riescono a gestire l’azienda di famiglia. Così l’immortale Silvio le prova tutte per prolungare la sua credibilità; tenta di sgattaiolare dalla porta di servizio, facendo quasi amicizia con il personale all’ingresso sperando che lo riconosca e lo faccia entrare.

Di tutto questo l’italiano padrone di casa ne è consapevole, ma per qualche motivo sembra non avere più voce in capitolo.

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