SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Indomabile sul rettangolo verde, energico sugli spalti quando l’infortunio al perone lo ha allontanato sette mesi . Alessandro Di Girolamo è il fulmine biancoceleste: torna, elettrizza gli appassionati del “Ciarrocchi” con le sue sinistre magie facendo fumare i guantoni dei portieri rivali. Ma il suo grande cuore non dimentica chi, in tutti questo tempo, gli è stato accanto: ”Volevo ringraziare oltre la mia ragazza, la mia famiglia, i miei amici, il nostro fisioterapista Alessandro Campanelli, i miei compagni,il mister e la società”.

Sette mesi di convalescenza, quanto hai sofferto vedere i tuoi compagni dalla tribuna?
“Sono stati interminabili. Quando hai un infortunio così grave il senso di impotenza e il pensare che la cosa che più ti piace fare ti è impossibile, fa male,. Colgo l’occasione per incoraggiare il nostro compagno Emanuele Mannocchi,sono certo che tornerà più forte di prima”.

Poi il 5 gennaio hai indossato le scarpette: assist e gol. Urlo liberatorio e di corsa a baciare la tua bella Michela.
“La partita contro il Loreto di certo non la dimenticherò mai. Il mister mi ha caricato e ridato tanta fiducia, i compagni mi hanno fatto sentire importante e sono riuscito a ripagarli con un assist ma soprattutto con un gol che ha gettato alle spalle sette mesi di agonia. La dedica alla mia ragazza Michela era dovuta, non mi ha lasciato un secondo durante l’infortunio e la riabilitazione, a lei devo tutto”.

Di Lorenzo, Cacciatori, Biancucci: nessuna rivalità. Con loro Di Girolamo dove può arrivare?
“Assolutamente nessuna rivalità,siamo grandi amici prima che compagni di squadra. Loro tre stanno andando alla grande e stanno danno un grande contributo a questo Porto d’Ascoli, io devo solo allenarmi bene e dare il massimo quando lo dice il mister, quel che più conta è mantenere questa posizione di classifica fino alla fine e lottiamo tutti per questo,chi segna è solo un dettaglio”.

Domanda quasi scontata: come stai?
“Di certo non al 100% . Mi conosco bene, devo lavorare ancora tanto per tornare a dare ai miei compagni tutto quello che potrei.

Porto d’ Ascoli in vetta e il Monticelli che insegue. Quanto preoccupa la compagine ascolana?
“Siamo abituati a certe pressioni. Anche l’anno scorso il Montottone non ci dava respiro, ma di certo non siamo un gruppo che ha intenzione di mollare l’osso, semmai di stringerlo ancora di più. Il Monticelli è una squadra attrezzata, ma siamo noi padroni del nostro destino”.

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