La sua indole guerriera lo classifica come trascinatore dentro e fuori il campo. Marco Troiani, alla sua quarta stagione con il Porto d’Ascoli, non le manda di certo a dire: quando carica il tiro, tende la sfera così potente da centrare quella rete come il miglior Robin Hood con il suo arco e frecce. Cade, si rialza, urla, gioca d’anticipo, i suoi polmoni sono così allenati che spompano chi prova ad imitarlo.

Poco più di un mese e il tuo ginocchio è tornato come nuovo.
“Prima di tutto vorrei ringraziare la famiglia Ciotti e il direttore Santori per avermi dato l’opportunità 4 anni fa di venir a far parte di questa famiglia e di avermi dato la possibilità di raggiungere un obiettivo come la vittoria campionato. Il mio ginocchio? Sono passati poco più di 20 giorni dalla data dell’intervento al rientro in campo, lo dovevo sia alla squadra che alla società.”.

Leader in campo e fuori: la tua tempra è uno scoglio per l’avversario.
“Non sono un leader in campo anzi la forza di questa squadra è stata e sarà la consapevolezza di avere 22 titolari. indipendentemente da chi gioca, si da sempre il massimo perché come diceva Micheal Jordan: «il talento ti fa vincere una partita, l’intelligenza e il lavoro di squadra fanno vincere un campionato»”.

Poi alla fine quando sei in gioco, la conclusione diretta in porta non manca mai.
“Quest’anno per fortuna non dovete assistere a questo disastro. Scherzi a parte, mi stuzzica molto”provare”di calciare in porta, la maggior parte delle volte vi fate delle grosse risate ma l’importante è provarci. Meno male che in squadra ci sono delle persone più dotate di me”.

Rispetto alla Promozione fatta con la Stella, quella di adesso è più tecnica?
“Sono passati circa 10 anni da quel campionato e ricordo ben poco di quel campionato. Non ho l’abitudine di ricordami di allenatori, di giocatori, di squadre, la mia priorità è giocare e divertirmi. Poi chi affronto il sabato mi interessa relativamente: facciamo sempre la promozione e preferisco mantenere i rapporti con i compagni che sapere tutte le statistiche sportive”.

Cosa ancora non è stato detto su questo Porto d’Ascoli che vorresti dire?
“Arrivai in questa società con idee diverse, la classica scusa del progetto societario,obiettivi e invece mi sono dovuto ricredere perche è successo veramente. Devo fare i complimenti alla nuova società per come hanno costruito questa splendida realtà. Si deve privilegiare il collettivo e non il singolo perché il ragazzo come “giocatore” finisce mentre quella dell’”uomo” continua. Comunque C.F.D.P. diceva «tardar potrà ma venir deve»”.

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