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Servizio di Massimo Falcioni
Riprese e montaggio di Arianna Cameli
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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “O dismettiamo il Centro Agroalimentare o ci mettiamo dentro le competenze giuste”. L’attacco arriva a sorpresa da Gian Mario Spacca durante il convegno “Marche 2020” svoltosi sabato mattina all’Hotel Calabresi. “Se non risponde più alle richieste del mercato lo si chiuda, o lo si metta in mano a chi gode di conoscenze. Non venga gestito da una politica litigiosa, diventi al contrario un’infrastruttura capace”.

Una stoccata imprevista, diretta al sindaco Giovanni Gaspari, seduto in prima fila. Per il governatore, l’Agroalimentare può intercettare i fondi provenienti dall’Europa, mettendosi al servizio di tutte le Marche, ma anche dell’Umbria e del vicino Abruzzo: “Deve interconnettersi col mercato globale ed avviare una precisa linea operativa”.

Le volontà dell’amministrazione comunale sull’argomento non sono un mistero. Da anni infatti il sindaco ribadisce l’intenzione di vendere le quote del Comune di San Benedetto, che porterebbero nelle casse dell’ente rivierasco circa 4 milioni di euro.

Il Centroagroalimentare vede la presenza di quindici società private e di sei enti pubblici. Oltre a San Benedetto (maggiore azionista col 43% di partecipazione), spiccano la Regione Marche, le Province di Ascoli e Fermo, la Camera di Commercio di Ascoli Piceno e il Comune di Monteprandone.

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