SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Niente da fare per Luca Ceriscioli. Nonostante proseguano le contestazioni del sindaco di Pesaro, deciso a chiedere il reinserimento nella gara per la corsa alla segreteria regionale del Pd, dal coordinamento nazionale del partito è giunto un nuovo – e forse ultimo – rifiuto.

Luca Lotti, capo organizzazione dei democratici, gli ha ribadito l’incandidabilità rispolverando l’articolo 8 dello Statuto, che nega l’elezione alla carica a chi già siede sulla poltrona di primo cittadino in una città capoluogo.

Porte sbarrate quindi, a meno che non si decida di rinviare il congresso di qualche mese, tempo che consentirebbe a Ceriscioli, in scadenza, di abbandonare la funzione di amministratore locale. Ma a quel punto dovrebbero essere gli sfidanti Luca Fioretti e Francesco Comi (ora favoritissimo) ad accettare lo slittamento. Ipotesi, manco a dirlo, irrealizzabile.

Gli accostamenti ai casi di Matteo Renzi e Michele Emiliano sono stati giudicati inconsistenti. Il regolamento infatti non pone paletti sui doppi incarichi al segretario nazionale, mentre per quel che concerne il sindaco pugliese non esistono segnalazioni rivolte alla Commissione di garanzia, vista l’assenza di rivali.

La questione Ceriscioli sta animando il partito marchigiano, ad ogni latitudine. Il 16 febbraio è alle porte e i riposizionamenti sono all’ordine del giorno, soprattutto adesso che uno dei principali contendenti è stato spedito in tribuna. Il numero uno pesarese aveva raccolto il consenso di molti ex bersaniani, saliti sul carro del rottamatore alle primarie dell’8 dicembre. Proprio per tirargli la volata, Valerio Lucciarini si era ritirato dal match strada facendo, segando le gambe a Stefano Stracci, renziano doc che avrebbe potuto seriamente giocarsela e regalare al Pd del sud un traguardo agognato per anni.

Discorsi che i detrattori del monteprandonese definiscono “meramente campanilistici”. Gli stessi che però, a margine della composizione della direzione nazionale, recriminavano per l’“assenza inconcepibile di rappresentanti ascolani tra gli otto marchigiani nominati”.

I voti dei rottamatori piceni vireranno a questo punto su Comi: “La paradossale situazione non contribuisce al percorso di rinnovamento che con grande determinazione Matteo Renzi sta portando avanti. Nella nostra Regione è necessario tracciare un nuovo sentiero che indichi e disegni un nuovo partito figlio della grande voglia di cambiamento e partecipazione. Nelle tante assemblee che si sono svolte nei giorni scorsi in tutta la provincia le associazioni hanno individuato nel programma di Francesco i cardini del rinnovamento di cui è portatore il segretario nazionale”.

Un comunicato stilato all’indomani dell’incontro svolto all’Hotel Calabresi. Non c’era Margherita Sorge: sostenitrice di Franceschini nel 2009 contro Bersani, bersaniana e ‘nemica’ di Matteo nel 2012, l’assessore alla Cultura è stata recentemente promossa all’Assemblea Nazionale in quota renziana. In molti si domandano polemicamente se avrebbe sottoscritto il documento, considerato il suo originario endorsement a Ceriscioli…

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