SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Forse, per evitare polemiche, sarebbe bastato leggere il documento originario: “Si delibera di costituire una commissione consiliare d’indagine che faccia luce sulle responsabilità amministrative e le responsabilità di tutte le parti coinvolte in merito alla messa a norma e al collaudo dello stadio Riviera delle Palme, al fine di ripristinare la verità dei fatti”.

L’atto, votato dal Consiglio Comunale, trovò tutti d’accordo. Fino al rumoroso abbandono dei componenti di centrosinistra, pronti a raccogliere il deciso invito del sindaco Gaspari. “La nostra scelta – recitava uno scarno comunicato – deriva dall’atteggiamento assunto dal presidente Tassotti che, esondando dai limiti stabiliti in sede di istituzione, ha ritenuto opportuno che la sua attività non si limitasse all’esame degli atti amministrativi esistenti, ma ha deciso di avviare una serie di audizioni di persone anche non coinvolte direttamente nella vicenda. Una mossa che ha prodotto confusione, pregiudicando la possibilità della Commissione di giungere a conclusioni chiare”.

La ‘colpa’ di Tassotti è ormai nota: aver concesso la parola a cinque delle quindici ditte che vantano ancora crediti verso la Rdp per quasi un milione di euro. Le dichiarazioni delle imprese, così come quelle di Enrico Cinciripini, dei dirigenti Farnush Davarpanah e Renata Brancadori e dei dissidenti Loredana Emili e Sergio Pezzuoli compariranno all’interno della relazione conclusiva della Commissione, che verrà stilata dal presidente. “Sono amareggiato e ferito, sono sempre rimasto aderente al mio ruolo. Farò un ultimo tentativo per coinvolgere tutti”. Mossa destinata a fallire, considerati i presupposti.

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