SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di razza con tanto di pedigree. In area di rigore Claudio Cacciatori non perdona nessuno. Dal passato glorioso nei professionisti con la maglia di Samb, Forlì, Imolese e i Pesaro alla sua terza esperienza in Promozione dopo Servigliano e Folgore Falerone. La maturità di un veterano miscelata alla determinazione di un giovincello, è il cocktail perfetto che l’attaccante biancoceleste usa per ubriacare gli estremi difensori ospiti.

Una vita nel calcio. Tante le maglie indossate. Quella che non avresti mai voluto togliere?
“Senza nulla togliere alle altre, sicuramente quella della Sambenedettese. In 5 anni mi hanno sempre trattato come un figlio nonostante fossi ascolano e provenissi dalle giovanili bianconere. Con la maglia rossoblu ho vinto uno scudetto con la Beretti, 2 campionati passando dalla D alla C1, ho esordito nei professionisti e vinto un europeo con la nazionale under 18. Certe cose ti rimangono e te le porti dentro tutta la vita”.

Poi è arrivato il Porto d’Ascoli. Cosa ti ha fatto decidere per il sì?
“Mi è bastata una chiacchierata con Peppe Santori e Fabio Straccia per capire subito che avevo di fronte persone vere che rispecchiavano i valori di una società unica. Poi la presenza di mister Filippini e di tanti ragazzi che conoscevo e stimavo già, hanno fatto il resto. Ho dei compagni che sono prima grandi uomini oltre che bravissimi calciatori; e intorno dal magazziniere fino al custode, persone davvero eccezionali”.

Nove reti e siamo a metà stagione. Un buon inizio.
“A dire la verità non ho mai avuto l’assillo dal fare gol a tutti i costi, sarò banale ma è solo quando i tuoi gol portano punti pesanti alla squadra ti senti davvero orgoglioso. Spero nel girone di ritorno di continuare e magari migliorare”.

Biancucci, Di Lorenzo, Di Girolamo con 35 reti è uno degli attacchi più prolifico della Promozione. Il merito a chi va?
“A coloro che corrono e lottano per riconquistare la palla e permetterci l’azione seguente di riprovare la via del gol. Qui si soffre tutti insieme e ci si aiuta l’uno con l’altro, e se ci aggiungi un mister che ti martella ogni secondo e non si rilassa nemmeno quando dorme”.

E Cacciatori a 32 anni cosa può dare ancora?
“Dai, 32 anni sono ancora un bambino. In questi anni ho capito che conta come stai con la testa, se hai grandi motivazioni, come ti trovi nell’ambiente e con le persone che ti circondano. E Porto d’Ascoli per questo è speciale. Poi ho un bimbo di quasi un anno che mi dà una carica incredibile e mi tiene super allenato”.

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