SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Lo spartiacque tra un passato nel Pd ed un futuro Diversamente Democratico viene segnato alle 9.30 di martedì, attraverso un documento protocollato in Municipio ed inviato al presidente dell’assise, Marco Calvaresi. Un passo che Loredana Emili e Sergio Pezzuoli definiscono “sofferto, ma inevitabile”, con la bandiera bianca alzata dopo quattordici mesi di battaglie e polemiche intestine. “Alcuni amici ci hanno chiesto di non andarcene, di proseguire una battaglia dall’interno. Ci abbiamo provato per un anno, abbiamo trovato di fronte un muro di gomma. Sono caduti i presupposti. Il confronto è un fatto genetico nella vita di un partito, per noi è il punto più importante di tutti. Loro lo hanno rifiutato a priori, nonostante alcune vicende e sentenze ci abbiano dato ragione”.

Il caso della pompa di benzina, i lavori allo stadio, le pensiline fotovoltaiche. I due “dissidenti”, che nel frattempo ripudiano tale etichetta, intendono allargare il campo. Annunciano che il loro atteggiamento non sarà contrario a prescindere: “Non è nella nostra cultura, ci piace approfondire. Lo faremo con minori remore e retaggi. Oggi nasce un impegno a tutto campo, privo di pregiudiziali”.

“COMMISSIONE, AUTOGOL POLITICO” Il neonato Gruppo Misto agirà per step. Martedì 4 febbraio Emili e Pezzuoli saranno ascoltati dalla Commissione d’inchiesta sul Riviera delle Palme, nonostante i componenti di maggioranza abbiano annunciato il boicottaggio delle ultime due sedute, seguendo per filo e per segno le direttive impartite dal primo cittadino. “Un autogol politico. Non si possono affrontare le situazioni tirando le carte per aria, il rifiuto ad ascoltare le ditte è un atto di arroganza incredibile. Dovrebbe essere il primo interesse di un sindaco sentire chi ha lavorato e attende ancora un compenso. La sua reazione testimonia che la vicenda scotta. Vogliamo pensare che sia sindaco che consiglieri non fossero convinti davvero che la Commissione avrebbe analizzato solamente degli atti che, oltretutto, circolavano da anni in Comune. Forse non vogliono che alcune notizie vengano a galla. Lo stadio non è il problema maggiore dei sambenedettesi, tuttavia è indicativo del segno di arroccamento dell’amministrazione”.

“GIUNTA IMBALSAMATA” Poi, presumibilmente ad inizio marzo, sarà la volta dell’approvazione in Consiglio del Bilancio di Previsione 2014. “Non si effettua una revisione della spesa eseguendo tagli lineari”, fa sapere la Emili. Le bordate sono tutte per l’assessore Urbinati, protagonista pure del pasticcio legato alla mini-Imu. Senza dimenticare il resto della giunta: “Sono tutti imbalsamati, ciascuno dei componenti è preso dai propri destini personali”.

“GASPARI ARROGANTE, NON CADRA'” Le somme? Si tireranno nel 2016. Non prima. “Gaspari è arrogante. Eppure, come nel primo mandato, non ha la garanzia di una maggioranza ampia e dunque non puo’ correre spedito. Non crediamo che cadrà, gli costerà tanta fatica, ma rimarrà a galla . Auspichiamo che in questi ultimi due anni il sindaco abbia l’ambizione di lasciare il segno e non si limiti ad aggiustare qualche scuola o a realizzare piccoli altri pezzi di pista ciclabile”.

LA LETTERA AL PD Le dimissioni dal Pd erano state anticipate lunedì sera da una lunga lettera spedita ai segretari Di Francesco e Gregori, al capogruppo Benigni e, per conoscenza, al sindaco e all’onorevole Agostini. Una ricostruzione minuziosa degli episodi più critici, dal giugno 2011 fino al divorzio definitivo. “Il risultato elettorale che ci aveva costretti al ballottaggio – scrivono Emili e Pezzuoli – aveva in qualche modo evidenziato un decrescente consenso da parte dei nostri concittadini. Occorreva una forte e determinata maggioranza che sostenesse senza indugi il programma amministrativo, serviva soprattutto evitare le divisioni e gli abbandoni del primo quinquennio che, in nome della stabilità, avevano costretto il sindaco a ripararsi sotto l’ombrello di forze di minoranza, pagando però un prezzo elevato in termini di governabilità e coerenza politica. L’avvio di questo nuovo mandato è stato accidentato, sia per la formazione della giunta che per le nomine nelle società partecipate. Non è superfluo ricordare alcuni passaggi, utili alla valutazione politica: l’accordo stipulato dal sindaco con il rappresentante di un raggruppamento civico, in seguito eletto Presidente del Consiglio, trovò sia il partito che il gruppo completamente ignari, creando non pochi malumori. Qualcuno minacciava di uscire dal Pd se non avesse avuto l’incarico di assessore. L’urbanista-ambientalista ci faceva lezioni di etica e morale per le partecipate seguendo, come si confermerà in seguito, la filosofia ipocrita dei vizi privati e pubbliche virtù”. Capitolo distributore di carburante: “Fu inascoltata la nostra richiesta di rinvio di un atto che si  presentava illegittimo, confermato un anno dopo dalla sentenza del Tar sul ricorso presentato dall’Eni, al nostro voto contrario è seguita di fatto l’estromissione dalla maggioranza e dal gruppo Pd. In modo arbitrario, unilaterale e quindi antidemocratico, si sceglieva la strada del non ascolto, del rifiuto del dissenso, evidenziando il tratto più grave e insopportabile: la reale sfiducia nel confronto delle idee coprendosi dietro alla prassi, al costume ( i panni sporchi si lavano in casa…),alla fiducia fideistica che il tempo ha mostrato essere forma di diseducazione al dibattito e intolleranza. La carica ideale e morale che è la radice dell’azione politica e amministrativa è stata sostituita da un patriottismo acritico, nel torpore morale di una classe dirigente del partito che non merita di essere chiamata tale. Un partito che sceglie di votare di non votare, cioè di non esprimersi in merito al caso delle pensiline nega se stesso e la sua funzione; crediamo sia questo l’atto più mortificante e indicativo dell’agibilità democratica vigente. Il nostro allontanamento dall’attività amministrativa non poteva che produrre un allontanamento politico e di non condivisione di atti anche importanti : il bilancio di previsione e l’assestamento, l’aumento dell’Imu come furbizia a scapito dei cittadini, la scelta solitaria del sindaco di abbandonare il Prg, per il quale è stato condannato dalla Corte dei Conti per i soldi spesi per consulenze, presentando ingannevolmente i Poru come alternativa e senza alcuna discussione nel partito e nella città. L’ultima vicenda da noi sollevata è legata alla inopportunità politica di un assessore che nella sua funzione pubblica non si è astenuto dal partecipare, sostenere e votare atti, tale da essere determinante per la loro approvazione, riguardanti un proprio cliente nella sua attività libero-professionale di avvocato. Questa denuncia politica  ha prodotto, come conseguenza, un comunicato di solidarietà all’assessore e di condanna nei nostri confronti firmato anche dalla segretaria Gregori. Riteniamo che in questo caso il torpore morale si sia trasformato in sonno profondo”.

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