SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Sulla vicenda della mini-Imu è in atto un tentativo di strumentalizzazione”. L’assessore al Bilancio Fabio Urbinati sbotta e difende il “grande impegno” profuso dall’amministrazione comunale “per difendere il nostro tessuto sociale e produttivo”.

“Ci siamo trovati per il secondo anno consecutivo a dover fronteggiare un taglio dei trasferimenti statali”, ricorda Urbinati. “Stavolta, addirittura, con un cambio in corsa, ovvero a metà esercizio 2013, dei parametri di valutazione da parte del Ministero dell’Economia che ci ha obbligati a trovare 2,5 milioni aggiuntivi. E’ come se una famiglia si trovi a dover far fronte ad impegni già assunti vedendosi decurtate, dall’oggi al domani, le entrate su cui ha fatto affidamento fino a quel momento. Per il Comune gli impegni assunti sono i contratti stipulati, gli stipendi dei dipendenti e soprattutto i servizi che si è impegnato a fornire, specialmente quelli destinati ai cittadini più deboli. Nonostante le progressive riduzioni di trasferimenti verificatesi anche negli anni precedenti, anche se, ripeto, il taglio 2013 non ha precedenti per entità e assenza di preavviso, il nostro Comune non arretra di un millimetro sulla spesa per il sociale dal 2010. La coesione e l’attenzione alle fragilità sono obiettivi irrinunciabili del nostro agire politico”.

 Per l’assessore quindi l’aumento dell’aliquota dal 4 al 6 per mille è servito a salvaguardare il livello dei servizi di carattere sociale. “Ma nello stesso tempo ci siamo preoccupati affinché la rimodulazione delle aliquote fosse ispirata ad un principio di equità. Sugli appartamenti affittati con normale contratto superiore ai 90 giorni abbiamo fissato l’aliquota al 7,9 per mille anziché portarla al 10,6 per mille come per le abitazioni libere. Questo favorisce indubbiamente chi decide di affittare un appartamento anziché lasciarlo sfitto e può dare un contributo al superamento dell’emergenza – casa. Inoltre questa scelta si sta rivelando di notevole contrasto al fenomeno degli affitti “in nero”, soprattutto quelli estivi. Le abitazioni cedute in comodato – il classico appartamento dato ai figli -hanno un’aliquota al 5 per mille”. Ed ancora: “Su tutte le categorie produttive abbiamo applicato un sistema innovativo  che distingue la rendita dal lavoro. Se il bene strumentale è di chi lo usa per svolgervi la propria attività viene applicata l’aliquota del 7,9 per mille, e questo accade in pochissime città d’Italia. Dati alla mano, ciò ha consentito di lasciare nella disponibilità delle nostre imprese oltre 400 mila euro e si può capire quanto sia importante in un periodo di grande difficoltà a reperire liquidità”.

Immancabile l’accusa al Governo guidato da Enrico Letta: “E’ importante ricordare, sempre a chi ha la memoria corta, che su queste aliquote la base del 7,6 per mille va direttamente nelle casse dello Stato e quindi si può immaginare lo sforzo di garantire equità pur svolgendo anche le funzioni di esattore per lo Stato che pretende quanto ha autonomamente stabilito di incassare. Ho già espresso pubblicamente, e qui la ribadisco, la mia indignazione nei confronti del Governo centrale che, con una scelta squisitamente elettorale, ha messo in seria difficoltà migliaia di Amministrazioni e milioni di cittadini. Ma il fatto che, ad oggi, nessuno dei nostri detrattori sia stato in grado di suggerire una manovra alternativa, rafforza la convinzione che la nostra sia stata la migliore scelta possibile”.

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