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ACQUAVIVA PICENA- Sono 150 le persone che il prossimo 31 marzo perderanno il loro lavoro quando lo stabilimento Roland Europe di Acquaviva Picena cesserà definitivamente ogni attività. Si tratta di 150 facce e 150 storie diverse fatte di sogni e passioni ma anche problemi e preoccupazioni per il futuro che inevitabilmente non potranno essere ascoltate, non tutte almeno. Noi abbiamo incontrato Roberto Gaetani e Fabio Maurizi, due tra queste persone e li abbiamo voluti incontrare affinché il dramma della perdita del lavoro non rimanga solo uno sterile titolo di giornale o un dato negli archivi del ministero del lavoro, li abbiamo voluti incontrare per raccontare le loro storie di uomini.

Roberto Gaetani ha 51 anni, una moglie e due figli di 10 e 12 anni, entra in Roland nel ’92 subito dopo la laurea in ingegneria elettronica “così da poter coniugare entrambe le mie passioni la musica e la tecnologia”. Roberto parte come ingegnere del suono prima di approdare, negli ultimi anni, al settore marketing, settore che gli ha permesso di tessere rapporti con diverse realtà Europee e non, “sono stato in Giappone otto volte per presentare, come da prassi, ogni nuovo progetto come ad esempio la fisarmonica digitale che è un nostro prodotto esclusivo”ci dice. Per Roberto il lavoro alla Roland era molto più di un lavoro, sia per la grande passione per la musica sia per i legami di profonda amicizia che si sono creati negli anni con i colleghi, la “fine di un sogno prima ancora che la fine di un lavoro”.

“La chiusura dello stabilimento” prosegue Gaetani, “ci appare oltre che dolorosa umanamente anche inspiegabile dal punto di vista logico visto che da noi ci sono professionalità e prodotti difficilmente replicabili dal punto di vista qualitativo in paesi come la Cina e l’Indonesia dove la Roland pare intenzionata a spostare la produzione” e per chiudere “da azienda in utile la Roland sembra essere diventata un’azienda inutile”.

Fabio Maurizi invece, 38 anni e sposato da circa un anno, è da 10 anni alla Roland, dove è entrato all’inizio nel settore delle risorse umane per poi arrivare oggi a compiti di controllo di gestione. Laureato in sociologia Fabio fa un’analisi più critica della questione e non solo limitata al caso Roland ma a tutta l’attuale congiuntura economica.

“Negli anni le istituzioni ci hanno sempre raccomandato di fare ricerca per evitare le conseguenze della crisi e l’abbiamo fatto, ci hanno detto di diversificare e di internazionalizzare aprendo a mercati esteri e abbiamo fatto anche questo, abbiamo fatto formazione continua e aumentato la competitività e comunque, nonostante i risultati, ci troviamo oggi senza lavoro. Non posso non dare la colpa di tutto questo al sistema Italia” prosegue Maurizi, “al sistema Italia e ai suoi amministratori che trattano questo paese come un bancomat personale senza rendersi conto delle tragiche conseguenze che questi comportamenti hanno sulle persone”.

Nonostante la delusione e le preoccupazioni di questi ultimi mesi i lavoratori della Roland hanno deciso di non mettere in atto alcun tipo di sciopero, dimostrando una grande professionalità, “siamo diventati giapponesi anche in questo visto che loro scioperano continuando a lavorare con una fascia nera al braccio” scherza Fabio che non ha perso il sorriso né la speranza che la situazione possa risolversi, magari ricorrendo all’ingegno suo e dei suoi colleghi che stanno pensando tutti insieme di aprire un nuovo stabilimento operante nello stesso settore, in modo “da non sprecare la nostra elevata e particolare professionalità”. L’impresa non sembra delle più facili ma, come detto da Fabio e Roberto, “se ce ne daranno la possibilità e se riusciremo a trovare degli investitori siamo convinti di potercela fare”.

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