PESCARA – Il Coordinamento 9 dicembre sposta la protesta davanti alle sedi regionali Rai. Nella mattinata di sabato 18 gennaio diversi manifestanti, molti dei quali proveniente dalla Val Vibrata, si sono recati a Pescara per protestare davanti alla sede Rai di via De Amicis.

Il principale portavoce del movimento, Danilo Calvani, ha scelto di organizzare dei sit-in dinanzi alle sedi della tv di Stato, ritenendo poca la chiarezza da parte dei mass media sulla protesta dei manifestanti che ormai si protrae da molto tempo.

“E’ stata infatti data dai maggiori organi di stampa nazionali – si legge in una nota – un’informazione parziale e irrispettosa persino del nome del “Coordinamento 9 dicembre”, sostituito puntualmente (e in modo strategico), col termine “Forconi”, che sta chiaramente ad indicare un movimento diverso e separato dal Coordinamento sin dal 15 dicembre scorso. Quindi questa scelta, a nostro giudizio, è tutto fuorché professionale”.

Oltre al nome, il Coordinamento non ha apprezzato l’appellativo “fascista” con cui la stampa ha deciso di descrivere la protesta: “Tra noi c’è anche chi è dichiaratamente antifascista, ci sono persone di fede politica differente, accomunate però da un’unica parola: la tolleranza”.

Dopo la protesta dinanzi alle sedi regionali della Rai, i cittadini partiranno da molte regioni d’Italia per il “Cammino della Libertà”, raggiungendo a piedi Roma.

“Sarà lì che consegneremo – dicono i manifestanti –  a coloro che sostanzialmente sono meri dipendenti del popolo (senatori, deputati e governo) una “lettera di licenziamento”. Nonostante la sentenza della consulta depositata il 13 gennaio infatti, il Coordinamento non riconosce questo governo come legittimo in quanto votato sulla base di una legge incostituzionale.

Doveroso è per noi anche menzionare gli arresti cautelari avvenuti alle 3 di notte quando, alcuni cittadini di Andria e Barletta sono stati arrestati conseguentemente alla manifestazione del 9 dicembre.

Ci preme sottolineare che il Coordinamento 9 dicembre ha sempre espresso la sua volontà di collaborare con tutte le forze dell’ordine, in tutte le nostre manifestazioni. Le nostre proteste sono sempre state caratterizzate dalla componente pacifica e democratica. Qualora quindi dovesse essere accertato un qualche reato commesso dai manifestanti, è giusto che questi vengano puniti secondo la legge, dato che la manifestazione da noi voluta non prevedeva in alcun modo nessuna forma di violenza.

Restiamo dunque dubbiosi sui termini, modi e tempi delle misure cautelari adottate nei confronti dei manifestanti del 9 dicembre che, ricordiamo, sono stati arrestati alle tre del mattino del giorno 17 gennaio come fossero delinquenti della peggior specie. Un trattamento a nostro avviso esagerato.

Ovviamente, una certa stampa che non ha mai perso occasione per additarci come violenti e delinquenti, ha cavalcato l’onda dello scandalo, condizionando quindi in modo negativo l’opinione pubblica. E’ singolare notare come, tutto questo, sia accaduto proprio alla vigilia del “Cammino della Libertà”, quasi come se si volesse intimorire tutti coloro che si apprestano ad affrontare un cammino a piedi lungo centinaia di chilometri in direzione Roma, ricchi solo della certezza di poter coinvolgere l’intero paese per un futuro migliore in una protesta civile e pacifica.

Vogliamo però dire grazie a tutti quelli che hanno lottato, contagiando il prossimo col proprio impegno in questa lotta sociale per il bene comune che, siamo sicuri, non potrà che regalare all’Italia intera qualcosa che non ha mai avuto: la giustizia sociale”.

“Il Coordinamento 9 dicembre – affermano i manifestanti –  è un insieme di persone libere, senza padroni e senza schieramenti. Forse è proprio questo che dà fastidio a chi serve le logiche del potere: chi è senza schieramenti, è difficilmente ammaestrabile”

“Noi non ci arrenderemo – concludono i coordinatori – dopo la manifestazione dinanzi alle sedi Rai, ci incammineremo verso Roma con data di arrivo 9 febbraio e sarà lì che metteremo le tende!”. Diremo a Governo, Parlamento e istituzioni che non si può fermare il vento della libertà.

Noi non vi vogliamo più, non vogliamo che continui un secondo di più la politica da “macelleria sociale” in atto in questo paese dove a pagare sono principalmente sempre le fasce più deboli della popolazione, non vogliamo più diseguaglianze sociali intollerabili.

Non vogliamo più un sistema politico-istituzionale basato su logiche di auto asservimento. Ci deve essere un’Italia migliore di questa, l’Italia che si è sempre contraddistinta nel mondo per la sua civiltà e che non riteniamo assolutamente rappresentata dall’attuale classe politico istituzionale.

Stiamo arrivando a piedi per darvi il tempo di fare le valigie e andare via per sempre“.

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