SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “E ora vadano tutti a casa”. Sergio Pezzuoli commenta così la sentenza del Tar che il 9 gennaio ha accolto il ricorso promosso dall’Eni in contestazione alla prima delibera varata dall’amministrazione comunale relativa al progetto sul distributore di benzina da far sorgere lungo Viale dello Sport. “Ci sono tre assessori, Sestri, Canducci e Spadoni, che fanno gli avvocati. Nessuno di loro è stato in grado di impedire questo scenario. Eppure noi tentammo di convincere Gaspari in tutti i modi”.

Autore dello strappo assieme a Loredana Emili, Pezzuoli torna sulle contraddizioni di quel documento, “presentato in fretta e furia” la sera del 26 novembre 2012. Data divenuta storica, perché segnò la frattura insanabile tra il Pd e la frangia dei dissidenti.

La delibera sulla pompa di carburante divenne una vera e propria questione di principio. Si bruciarono i tempi, in quanto il progetto – che ufficialmente avrebbe consentito di incassare soldi per acquistare successivamente l’area di Piazza Caduti del Mare per realizzarci parcheggi multipiano – venne considerato fondamentale per le sorti della città.

L’atto fu poi modificato. Non dall’assise, bensì dalla giunta. La dicitura “no-logo” si trasformò in “low-cost”, venendo quindi incontro alle osservazioni che il Tribunale Regionale avrebbe espresso mesi dopo. Ma al bando non si presentò anima viva.

Sulla vicenda, la neo-segretaria del Pd si era espressa alla vigilia della sentenza. “L’amministrazione non ha colpe, semmai ce le ha il partito”, dichiarò Sabrina Gregori. Il Tar ha dato torto ad entrambi.

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