Sono rimasto stupefatto dalla notizia riportata dalla stampa nazionale, addirittura il Tg1 delle ore 13,30 di sabato 28 dicembre ne ha fatto l’apertura: secondo la Cgia di Mestre nel 2013 “finalmente una buona notizia”, “Famiglie, meno tasse fino a 250 euro”. E la cosa è stata ripresa nientepopodimeno che dal Presidente del Consiglio Enrico Letta, con un tweet (naturalmente la sua pagina è stata presa d’assalto). Letta, colui che passerà alla storia per: a) aver realizzato una manovra correttiva dello 0,1% sotto dettatura straniera per rispettare il parametro del 3% (mentre dalla Francia al 4,8% alla Grecia al 10% tutti se ne fregano); b) aver portato con il suo governo la pressione fiscale ai massimi storici italiani; c) aver dichiarato che i vincoli europei sono troppo severi e vanno (andrebbero…) ricontrattati (clicca qui) per poi applicarli come un amministratore diligente e un politico pessimo.

La notizia è stata ripresa pari pari dalle principali testate nazionali.

Qui il link del comunicato stampa della Cgia di Mestre.

Ora, la Cgia di Mestre è fonte autorevole e valida. Il buffo è che nello stesso comunicato si prendono in considerazione tre simulazioni, ovvero tre casi tra le decine possibili:

a) un giovane operaio senza familiari;

b) famiglia bireddito con figlio a carico;

c) famiglia monoreddito con figli a carico.

Ma è la stessa Cgia di Mestre a specificare, nel comunicato (addirittura con una sorta di evidenziatore grafico): “Questo beneficio – che ammortizzerà l’aumento dovuto all’introduzione della Tasi, all’aggravio dell’Iva e al ritocco all’insù delle addizionali e del carburanti – non riguarderà le famiglie composte da pensionati e lavoratori autonomi che non potranno beneficiare del taglio del cuneo fiscale. Queste famiglie, pertanto, saranno chiamate, molto probabilmente, a pagare di più rispetto a quanto hanno versato quest’anno”.

E specifica addirittura che, rispetto al 2011, “se il confronto viene realizzato tra il 2014 e il 2011, anno in cui non era ancora applicata l’Imu, l’aggravio assume una dimensione preoccupante. Il giovane single si è visto aumentare il peso delle tasse di 273 euro, la coppia bireddito con un figlio a carico di 339 euro, mentre la famiglia monoreddito addirittura di 749 euro”.

Insomma, se alcune categorie di cittadini, fortunatamente, avrebbero visto ridursi la pressione fiscale nel 2013, occorre dire che complessivamente il governo Letta, per sua stessa ammissione, è il governo che nella storia repubblicana ha applicato la massima pressione fiscale: 44,3% rispetto al prodotto interno lordo, superiore rispetto al 44,0% raggiunto nel 2012 dal Governo Monti.

Tutto è scritto nell’ultimo documento ufficiale disponibile, la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza del settembre 2013: a pagina 29 è sintetizzato il conto della Pubblica Amministrazione a legislazione vigente. Qui, nonostante l’ennesima contrazione del Pil nominale (da 1,565 miliardi di euro del 2012 a 1.557,3 previsto per il 2013), il totale delle imposte e tasse è passato da 753,449 miliardi di euro del 2012 a 758,895 del 2013, quindi con un aumento previsto di oltre 5 miliardi.

La successiva rimodulazione dell’Imu è stata poi compensata, nei dati aggregati, con accise, Tares, bolli, e via discorrendo (proprio per evitare lo sforamento dello 0,1% sul rapporto deficit/pil al 3%…). Qualcuno ne ha beneficiato (meritoriamente alcune fasce a basso reddito), molti hanno pagato un conto più salato.

Ma, svelata la “palla” di Letta e Alfano, occorre anche guardare a quel che potrebbe accadere nel 2014, dato che i nostri già paventano di future e copiose riduzioni della tassazione, con la vergognosa grancassa acritica della stampa che strimpella malamente dietro. Sempre secondo il documento governativo, nel 2013 la pressione fiscale sarà del 44,2% del Pil, quindi con una riduzione prevista dello 0,1%: impercettibile. 

Ma ancor più grave è considerare che nel 2014 si prevedono entrate per 774 miliardi di euro, quindi circa 15 miliardi più che il 2013. Il tutto grazie ad una crescita del Pil abbastanza ottimistica: il governo prevede l’1% ma, a pagina 9 del Def, lo stesso documento governativo è costretto ad ammettere che questa stima è la più ottimistica tra tutte quelle riportate da parte di organismi terzi.

Se l’1% non sarà, dunque, saranno nuove tasse anche nel 2014.

 

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