SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Affitto con opzione di riscatto. In inglese il fenomeno si chiama “rent to buy” e sta dilagando a macchia d’olio nel Piceno. C’è crisi, i soldi scarseggiano e l’accesso al credito viene sempre più negato da parte delle banche. Dalle agenzie immobiliari del territorio giunge un coro unanime: “Nessuno si avvicina all’acquisto di case, nessuno compra. Tutti attendono momenti migliori”. Ecco allora la nascita di una nuova formula per dilazionare nel tempo il pagamento, entrando al contempo subito nell’abitazione scelta.

Si tratta di un patto che generalmente vede il suo completamento entro tre anni dall’accordo, ad un prezzo pattuito all’origine tra le parti.

Diffusissimo negli Stati Uniti, in Australia e nel Regno Unito, il “rent to buy” sta prendendo piede pure nel Belpaese. Varie sono le tipologie previste. La più tradizionale prevede l’acconto iniziale del 10% più il versamento di un affitto mensile. Questo andrà a scalare il conto complessivo, su cui non vengono accumulati gli interessi, tranne alcune rare eccezioni.

Benché i vantaggi sembrino illimitati, va specificato ad esempio che quasi sempre il canone di locazione è più elevato di un normale affitto. Senza dimenticare che qualcuno potrebbe inserire nel contratto lo scenario del riscatto come un’opzione e non come un’obbligazione. Bisogna inoltre tutelarsi a fronte di ipotetici mutui ancora esistenti a carico del proprietario e contro eventuali fallimenti di quest’ultimo.

“Le imprese hanno diversi immobili invenduti – rivelano ancora gli operatori di mercato – alcuni cartelli sono affissi da diversi anni. Questa metodologia può rappresentare un aiuto per entrambi. Per chi si impossessa dell’appartamento è come pagare un mutuo per 2-3 anni, senza il patema degli interessi”.

Per una pratica in espansione, ce n’è un’altra che almeno nel sud delle Marche per ora non attacca: la nuda proprietà. Il ricorso all’acquisto del bene, rinunciando ad usufruirne fino a quando il venditore resta in vita (a fronte di forti sconti sul valore di base) sta infatti riscuotendo un notevole incremento di richieste in tutta Italia. La concentrazione è tuttavia elevata nelle grandi città piuttosto che in provincia. Secondo l’indagine svolta da Immobiliare.it, dal 2010 ad oggi l’offerta è pertanto aumentata del 20% nella Capitale, del 18,7% a Milano e del 17,4% a Firenze. “Dalle nostre parti non ci sono movimenti di questo genere, per merito di un tessuto familiare solido e compatto”.

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