DA RIVIERA OGGI IN EDICOLA SABATO 14 DICEMBRE

POLITICA NAZIONALE. La mia impressione è che per la politica italiana sia arrivata la resa dei conti. Un ‘finalmente’ che tanti italiani aspettano con grande ansia.

I castelli di carta costruiti in tantissimi anni di inganni, vestiti da promesse inevase e clientelismi vari, stanno per cadere in frantumi.

In tutta la penisola la scintilla è scattata grazie al movimento di Beppe Grillo che ha individuato la ragione di tutti i mali nello slogan “Siete accerchiati, arrendetevi”, rivolto agli ‘abitanti’ di Montecitorio e Palazzo Madama. I manifestanti lo hanno fatto loro per far capire  in modo molto chiaro quello che vogliono: chi ha ridotto l’Italia a minimi termini deve lasciare spazio ad altri con nuove elezioni democratiche.

Insomma chi ha sbagliato deve pagare come accade nella vita di tutti giorni ai comuni mortali. Se vedo in Grillo e i suoi la giusta alternativa? Assolutamente no ma con i suoi diktat potrà aprirsi la possibilità di un cambio di cultura che è alla base dello sfascio italiano. Anche se vedo bene il perfezionamento di un Movimento che dopo tanni anni è riuscito a scuotere le coscienze degli italiani riportando alle urne elettori che non votavano da anni. Un quarto di votanti ha detto basta a governanti egoisti, incapaci, quindi inutili.

Serviranno anni ma un vero cambiamento è oramainindispensabile perché l’incultura e l’egoismo nazionale sono così radicati da far apparire addirittura scandalosa una Legge decente.
Mi spiego con un esempio limite nella speranza di essere capito. È di qualche giorno fa la notizia che la consulta costituzionale ha bocciato le Legge elettorale comunemente definita ‘porcellum’ cioè una porcata.
Mi permetto di non essere totalmente d’accordo perché ritengo che non sia sbagliato il principio della Legge ma la sua gestione, a causa appunto di una cultura italiana tutta da rivedere.

Infatti, se i Partiti facessero i Partiti, se i cosiddetti leader fossero onesti intellettualmente e oggettivamente capaci, il loro diritto di scelta sarebbe preferibile a quello degli elettori comuni, spesso ‘ignoranti’,  poco attenti, spesso ingenui e portati a farsi ingannare dal politicante di turno o cittadini solamente interessati al proprio bene e non a quello comunitario come vuole lo spirito delle elezioni democratiche

Veri Partiti, veri leader potrebbero e dovrebbero avere la capacità di selezionare meglio i propri rappresentanti, quelli in grado cioè di poter amministrare un’intera nazione. È un’utopia ma che il problema sia più culturale che tecnico è evidente. La spiegazione potete trovarla in questa famosa frase di Napoleone Bonaparte “La grandezza di un comandante si vede dai collaboratori che sceglie”. I leader di oggi scelgono solo collaboratori ‘yes-man’ che poi, al momento ‘buono’, dopo una miriade di ‘sì, ti voltano le spalle vedi Fini-Almirante, Alfano-Berlusconi, Maroni-Bossi. In campo locale la stessa cosa. E chi è irriconoscente, secondo me, non è mai una ‘cima’.

POLITICA LOCALE. Anche a San Benedetto cadono castelli, come la lunga diatriba da Loredana-Paolo Canducci sta dimostrando alla grande. Al di là delle ragioni che può avere la consigliere dissidente del Pd, il contenzioso in atto ha innescato una serie di verità sacrosante che stanno riguardando, non il caso particolare del rapporto sospetto Canducci – Troiani & Ciarrocchi ma un passato di clientelismi e favoritismi  dai quali sicuramente i coniugi Perazzoli non possono ritenersi estranei. Il consigliere regionale Paolo e da anni un pezzo grosso di quella ‘ditta” o “cerchia” qual è il Pd. Un circolo chiuso che con il suo comportamento ha penalizzato molta gente seria alla quale non è piaciuto (giustamente) servirsi della politica e dei suoi politicanti per ottenere favoritismi e strade larghe nel campo del lavoro e non solo. Insomma non tutto il male viene per nuocere e ben vengano queste polemiche, se serviranno a far crollare castelli finora inespugnabili. Paragonerei la diatriba a quelle litigate alle quali assistevo da bambino in via Mentana di San Benedetto: si partiva da una semplice parola fuori luogo all’elenco dei ‘difetti’ dell’altra accumulati nelle precedenti generazioni. Che la litigata continui.

Aggiornamento: la recente lite Emili-Marinucci rafforza ancora di più il mio desiderio e cioè “che la litigata continui”.

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