SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’amministrazione comunale e il Partito Democratico? La stessa identica cosa. Alla faccia della spartizione dei ruoli, dell’autonomia rivendicata, dell’indipendenza tra il governo cittadino e la prima forza politica di maggioranza. Il congresso locale del 3 novembre scorso ha regalato alla nuova segretaria, Sabrina Gregori, una squadra agguerrita e allo stesso tempo legata a doppio filo con chi guida la baracca.

Sono 51 gli esponenti che compongono l’Unione Comunale, 31 a 21 a favore della maggioranza. Tra le fila della Gregori spunta pertanto il primo cittadino, affiancato da entrambi gli assessori in quota democratica (Margherita Sorge e Fabio Urbinati) e da tutti e sette i consiglieri comunali (Vinicio Liberati, Claudio Benigni, Silvano Evangelisti, Giulietta Capriotti, Pierfrancesco Morganti, Gianluca Pasqualini e Alessandro Zocchi), fatta eccezione ovviamente per Sergio Pezzuoli e Loredana Emili, sostenitori dell’outsider Gianluca Pompei, ma fuori dalla competizione.

Dieci ‘teste’, decisive nel garantire o meno il numero legale, fissato a 26 presenze, indispensabili per portare i vari argomenti messi a votazione. Nel listone pro-Gregori fanno inoltre capolino i tre responsabili di circolo, Nicola Rosetti, Roberto Giobbi ed Andrea Manfroni, mentre Pompei schiera il leader dei Giovani Democratici Iacopo Zappasodi e l’ex coordinatore Felice Gregori.

L’accusa di un Pd troppo appiattito su Gaspari aleggia da quasi un anno. Ad innescarla coloro che nel movimento sono oramai considerati “dissidenti” o, addirittura, veri e propri “traditori”. La stessa segretaria ha sempre respinto in maniera piccata la constatazione di una marcata vicinanza all’amministrazione. Reazioni orgogliose che però fanno a cazzotti con la realtà dei fatti.

La distinzione tra partito e giunta fu rivendicata anche da Fabrizio Barca, approdato ad ottobre in Riviera. “Vanno spartiti i ruoli, il primo è chiamato a pungolare il secondo”, affermò. Tradotto: se i due mondi si fondono, viene ad annullarsi la discussione. Gaspari non mosse ciglio e, possiamo dirlo, non raccolse nemmeno l’appello.

L’assenza di autonomia si riverserà a questo punto sui temi che verranno posti all’ordine del giorno. Pensiline fotovoltaiche, stadio, missioni turistiche – citiamo le prime tre che ci vengono in mente – difficilmente approderanno sul tavolo della Gregori.

Se a livello nazionale Matteo Renzi si propone di dettare l’agenda all’esecutivo guidato da Enrico Letta, a San Benedetto accade l’inverso, con un’amministrazione capace di decidere da un istante all’altro il destino del segretario in sella.

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