SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Più di trecento persone hanno manifestato oggi nel centro di San Benedetto, a seguito dell’annuncio del Coordinamento 9 dicembre di Ascoli-San Benedetto. Partiti da Piazza del Pescatore, scortati costantemente dalle forze dell’ordine, i manifestanti hanno attraversato il centro cittadino fino a giungere al Municipio di San Benedetto.

“E’ la prima volta che manifesto, e sono decisa a continuare ad oltranza questa mobilitazione – ci ha detto una donna di circa cinquant’anni – Ho partecipato agli incontri preparatori del Coordinamento 9 dicembre, quindi ho aiutato il presidio sul Tronto il primo giorno. Ma andrò sicuramente a Roma, il 18“.

A Roma: perché il “Coordinamento Nazionale per la Rivoluzione 9 dicembre 2013” ha diramato in giornata un comunicato ufficiale dove si spiega che dalle ore 15 del 18 dicembre si svolgerà una adunata in Piazza del Popolo e che inoltre “il Governo ha convocato il comitato di coordinamento nazionale per trattare con il Comitato del 9 dicembre ma Calvani, Chiavegato, Bissoli, Zeoli, Zanon e altri del comitato non hanno accettato alcuna trattativa!”.

Dunque la manifestazione sambenedettese, epilogo di una settimana on the road, è quasi il trampolino per quanto accadrà poi nella Capitale. Una manifestazione dai due corpi, quella di oggi: da una parte, alla testa e in fondo al corteo, i cittadini che continuano a manifestare insofferenza e che provengono da tutte le classi sociali e d’età: mamme con bambini in passeggino, anziane donne, giovani, molti trentenni e quarantenni che, ripetono, “non ce la facciamo più, e a tutti voi che invece di unirvi a questa manifestazione continuate a passeggiare – ha spiegato al megafono uno di loro – allora, diciamo, vi stanno bene tutte queste tasse e riuscite a pagarle senza problemi”. Solo il tricolore, come vessillo unico, e molti cartelloni contro i politici.

“Si devono dimettere e andarsene”, è il ritornello così come “Politici ladri, parassiti”.

I manifestanti ripetono concordemente che la protesta non ha connotazioni politiche: “In questo momento dobbiamo essere tutti uniti e protestare perché le cose stanno andando troppo male – ci spiega una signora – Si può essere di destra o di sinistra, ma l’importante è che raggiungiamo gli obiettivi”. Che sarebbero “far cadere il governo e aprire a nuove elezioni per una politica diversa e a favore dei cittadini“.

“Se scrivete che siamo dei Forconi vi vengo a riprendere, noi siamo semplici cittadini, i Forconi con noi non c’entrano nulla” scherza un altro manifestante. Scherza, ma non troppo, perché, forse per inesperienza (per molti è davvero la prima, o una delle prime, mobilitazioni politiche), forse per timore di colpi bassi nella scrittura e nel montaggio video, incontriamo più di una resistenza nell’ottenere dichiarazioni, prima da un gruppo di adulti che provengono dal vicino Abruzzo, poi anche da un giovane il quale spiega: “Poi tutto quello che dico viene riportato fedelmente?”.

Dunque buona parte dei manifestanti è realmente non riconducibile ad un preciso e classico riferimento sociale (la classe operaia, o quella imprenditoriale) anche se è forte la componente della piccola e media borghesia che sta scivolando verso un precariato insostenibile, indipendentemente dall’occupazione. Tanti però i giovani disoccupati, o realmente precari.

Ma si nota, altrettanto forte, la presenza compatta di un nucleo numeroso riconducibile a Casapound, schierato al centro del corteo e guida dei cori poi ripresi spesso da tutti i manifestanti. “Dobbiamo riprendere la nostra sovranità, indipendentemente dalle nostre idee, perché questo è un obiettivo di tutti i cittadini italiani, poi ognuno avrà modo di ricollocarsi dove meglio crede” dice uno di loro, al megafono.

Intorno ai manifestanti, quasi tutti esprimono apprezzamento: “Fanno bene, se non fossi occupato con il lavoro sarei con loro” dice un negoziante di Viale De Gasperi. Appuntamento il 18 a Roma.

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