SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ti fai vicino e spieghi che sei un giornalista, sei lì per fare domande. “E scrivi che siamo Forconi, vero? Perché?“. Non tira inizialmente una bella aria, sarà il freddo e il buio, c’è un uomo che ti ripete ossessivamente “Giornalista, eh? Giornalista, vi conosciamo, come lavorate“. Non posso che difendermi contrattaccando: “Io rispondo di quel che faccio, non di altro”. “Noi non siamo Forconi, vi fa comodo chiamarci così, noi siamo cittadini, cittadini esasperati. Basta a chiamarci Forconi, non abbiamo nulla contro di loro ma sono un’altra cosa. Noi siamo i cittadini del 9 dicembre“, mi implora una signora. D’accordo, ha ragione.

Ma poi la piccola tensione si scioglie: siamo sul ponte del Tronto, dove il blocco del traffico è durato lunghi minuti, e quindi il flusso viario è lentamente ripreso, dopo che il presidio composto, attorno alle 18, da un numero variabile tra 50 e 70 persone, ha terminato di cantare l’Inno d’Italia al centro della strada, dietro una bandiera tricolore.

E allora fai le tue domande dopo i servizi dei giorni scorsi, cerchi di capire, parli pure dei tuoi articoli, immondo narciso, vedi che la protesta non si riduce e anzi il numero di chi è qui è leggermente aumentato rispetto al primo giorno, dopo quattro giorni. Ma loro ripetono: “La protesta è ad oltranza, se la settimana prossima si organizza qualcosa a Roma, andiamo a Roma”.

“Non vogliamo essere etichettati, l’unico simbolo che è ammesso è la bandiera italiana – mi spiega un ragazzo di circa 35 anni. Chiacchiero con loro, sono almeno una decina attorno a me. “Noi siamo contro questa politica che ci ha rovinato, oggi ci hanno avvicinato due politici, uno di destra e uno di sinistra, ma abbiamo detto che non li vogliamo tra di noi, perché ci hanno preso per culo tutti, per vent’anni. Uno ci ha detto ‘io sono comunista come voi’, noi non vogliamo nessuna etichetta”.

“La risposta dei cittadini sembra positiva – aggiungono – qui il presidio è del coordinamento Ascoli-San Benedetto, ma ci sono ragazzi anche dall’Abruzzo, da Grottammare, Cupra Marittima, dalla Vallata del Tronto”. Ci sono piccoli imprenditori, ci sono operai, disoccupati, ingegneri, geometri, donne che lavorano part-time. “Dì un mestiere, e tra di noi lo trovi” mi fanno. Ci sono pure i pescatori, che ci hanno portato del pesce poco fa”. Una protesta interclassista, dunque. E lo si capisce già dai volti, dalle età.

Provo a dialogare: “La vostra protesta è guidata dall’estrema destra?” Mi rispondono sorridendo: “Assolutamente no, nessun partito e niente politica, tra di noi”. E si torna al punto di partenza: “Ma li volete mandare via, e poi? Va bene la protesta, ma la famosa proposta?”.

Il ragazzo mi dà il suo punto di vista: “Vogliamo riconquistare la sovranità nazionale, quindi abbandonare questa Europa che ci sta gettando in un baratro. Stiamo precipitando, stiamo facendo la fine della Grecia, dobbiamo impedirlo prima che questo avvenga. Dobbiamo tornare ad essere Italia e vendere i nostri prodotti, il lavoro le aziende devono darlo in Italia e non all’estero”.

Si avvicina un ragazzo giovane, con il cappuccio della felpa tirato su e una bandiera sulle spalle: “Io ero camionista, da quattro mesi sono disoccupato, non possiamo più sopportare che le imprese se ne vanno all’estero perché qui le tasse sono troppo alte”.

Continuo a parlare, esprimo le mie solite noiose perplessità sui rapporti tra basi pure e vertici che poi tradiscono, ma non ha molto senso. Qualcosa è stato accelerato, difficile capire se e come si fermerà. “Le persone alle quali diamo i nostri volantini sono per il 90% dalla nostra, ci dicono di continuare anche per loro, nonostante il disagio. Chiediamo ai più di aiutarci e aggregarsi, molti dicono di non potere per il lavoro”. Domando se ci sono problemi con le forze dell’ordine, presenti in numero consistente: “No, perché loro sono come noi, non campano più come noi” mi urla il giovane. “Ma il Tg3 Marche viene? Perché non viene qui?”.

E domani, ancora, continuerà il presidio dei “cittadini del 9 dicembre” sul Ponte del Tronto.

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