SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Al seggio installato all’Auditorium Tebaldini s’era presentato pure il vicesindaco Eldo Fanini. Lui, tuttora iscritto all’Italia dei Valori, avrebbe desiderato ugualmente votare alle primarie del Partito Democratico. In fondo stavolta la gara non prevedeva ostacoli, con le porte spalancate ai tesserati e ai semplici simpatizzanti.

La modifica al regolamento non ha però impedito a Paolo Perazzoli di mettersi di traverso: “Tu non puoi votare”. E tanti saluti. “L’ho respinto perché non può partecipare alle primarie un esponente pubblico di un altro partito. E’ vergognoso, chi l’ha fatto avrebbe dovuto anche firmare un documento dove si ufficializza l’adesione al Pd”.

Nelle parole dell’ex primo cittadino emerge tutta la tensione di un match giocato su più fronti. Perché oltre alla partita per la segreteria nazionale, a San Benedetto se ne disputava una parallela. Ben più aspra, rancorosa e dispendiosa. La sfida tra renziani e cuperliani è stata concepita, a partire dal 3 novembre scorso, come un eterno referendum cittadino sulla giunta. Da una parte i fedelissimi, dall’altra i dissidenti, con Perazzoli capitano di quest’ultima formazione. “Una lettura miope e ossessiva”, a detta di Gaspari, che tuttavia trova nuova benzina nel giorno dell’Immacolata.

Contemporaneamente al gran rifiuto, i socialisti Leo Sestri (altro assessore), Umberto Pasquali (segretario locale del “garofano”) e Giuseppe Laversa (consigliere comunale) esprimevano la loro preferenza altrove, senza intoppi.

La colpa di Fanini, a questo punto, è esclusivamente quella di essersi trovato nel posto sbagliato, al momento sbagliato. “E’ accaduto nell’unico frangente in cui mi sono allontanata, fossi stata lì non sarebbe successo”, sussurra Margherita Sorge ai presenti poco dopo lo spoglio.

Alle 21 Perazzoli si è già dileguato. Giusto in tempo per evitare i ‘festeggiamenti’ dei renziani, che più che esultare per la performance nazionale del neo-segretario sottolineano il flop della mozione sostenuta dal consigliere regionale, anche a fronte del capillare impegno messo in campo nei giorni scorsi tra aperitivi, cene e vele in giro per la Riviera. A proposito di letture “miopi e ossessive”.

L’unico che si distingue è Fabio Urbinati, unico vero ‘rottamatore’ della prima ora: “Si è affermata una nuova classe dirigente. Se chi ne fa parte pensa di ragionare con le vecchie logiche ha chiaramente sbagliato collocazione”. In mezzo a tanti convertiti sulla Via di Damasco è difficile capire a chi si riferisse precisamente.

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