SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Porcellum ci fa così schifo che lo adottiamo. Il Partito Democratico non finisce mai di stupire e per le primarie dell’8 dicembre confeziona liste bloccate, che non consentono ai tesserati di esprimere alcuna preferenza.

Un elenco che accorpa Ascoli e Fermo, contenente sei nomi per ciascun candidato alla segreteria, che verranno promossi all’Assemblea Nazionale in base alle percentuali ottenute da Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati.

Candidati scesi dall’alto e messi in graduatoria in virtù di patti, accordicchi e compromessi. La promozione a Roma non dipenderà dalla volontà degli elettori, bensì esclusivamente dalla resa del leader: meglio va il prescelto, più chance ci sono di occupare i circa mille posti a disposizione.

Le anomalie maggiori si registrano sul fronte dei renziani. Favoritissimo e in assoluta ascesa, il carro del rottamatore non presenta più posti liberi. Sull’arca di Noè sono saliti tutti: amici, nemici, oppositori, convertiti sulla Via di Damasco e persino infiltrati che ammettono candidamente che il sindaco di Firenze va combattuto dall’interno.

La graduatoria è comunque guidata da Stefano Stracci, sostenitore della primissima ora dell’amministratore fiorentino. Dietro seguono Elena Franca, Nazzareno Franchellucci, Margherita Sorge, Mauro Pesarini e Mery Marziali. Atteggiamento a dir poco camaleontico quello dell’assessore sambenedettese, sostenitrice nel 2009 di Franceschini contro Bersani, bersaniana e avversaria di Matteo nel 2012 e ora fan di quest’ultimo: “Da quindici anni faccio quello che fa Fassino”, dice lei. “Dividere in tifosi del primo e dell’ultimo momento non interpreta il pensiero dello stesso Renzi”.

Meno affollata la corrente cuperliana e forse per questo meno soggetta a stravaganze. Da buona “riserva indiana” ospita gli irriducibili, “gli ultimi dei mohicani” (Perazzoli dixit), chi non si piega e si ostina a non voler stravolgere la rotta. La classifica è comandata da Letizia Bellabarba, che precede Gianluca Pompei, Marcela Elena Coman, Mario Lazzari, Martina D’Angelo ed Enrico Fagiani.

Chiudono i civatiani con Daniela Minnetti, Emidio De Santis, Serenella Lamponi, Luigino Fazzini (ex segretario Pd ad Acquaviva) e Luigina Cialdini. Solo in coda il vicepresidente della Regione, Antonio Canzian.

I risultati del primo turno, rivolto ai soli iscritti, ha dipinto un territorio a sostegno di Renzi per il 55%. Quindi un 30% a favore di Cuperlo ed un 14% pro Civati. Dati del genere, a detta dei renziani, regalerebbero 5 seggi al primo, solo 1 al secondo e nessuno al terzo. Tesi smentita dai supporters del principale avversario, che spartiscono la torta rispettivamente in 3, 2 ed una poltrona.

Incoerenze evidentemente legate a bisticci tutti sambenedettesi, che escluderebbero trasversalmente le figure di Pompei (inviso ai renziani) e della Sorge (malvista dai cuperliani). In Riviera, e non è un mistero, tutto è ricondotto ad un continuo referendum cittadino, avviato lo scorso 3 novembre: fedelissimi del sindaco contro dissidenti. “E’ una lettura miope ed ossessiva – contesta Gaspari – tanta gente che vota Cuperlo sostiene la mia amministrazione lealmente. Qualcuno sembra si stia giocando la partita della vita. Io voterò Renzi, ma non mi ritengo renziano. L’ultimo baluardo della mia idea era Bersani, che ha perso. Se lui non è riuscito a imporsi è giusto che una nuova classe dirigente si metta alla prova”.

L’8 si vota dalle 8 alle 20. Otto i seggi aperti a San Benedetto. Tre a Porto d’Ascoli (Via Gronchi, sede Pd di Via Damiano Chiesa e Bocciofila di Via Sgattoni), due all’Auditorium Tebaldini e una al Ponterotto (ex scuola Borgo Trevisani), alla Scuola Nord di Via Ferri e presso la sede di Via Balilla.

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